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Usa, con Trump c’è stato il record di condanne a morte: mai così tante da oltre 100 anni

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Nel 2020 il governo federale degli Usa ha ripreso a eseguire condanne a morte, ben 10, dopo una pausa di 17 anni, svolgendo esecuzioni in violazione delle restrizioni internazionali all’uso della pena di morte stabilite dalle leggi e dagli standard internazionali sui diritti umani.

Ci sono ancora tre esecuzioni programmate da qui al 20 gennaio, quando Biden prenderà il suo posto con l’obiettivo dichiarato di mettere fine alla pena di morte federale: Lisa Montgomery domani, il 12 gennaio; Corey Johnson il 14 gennaio e Dustin Higgs il 15 gennaio.

Lisa Montgomery verrà giustiziata perché ha ucciso una donna incinta per rubarle il feto; Cory Johnson, spacciatore, responsabile per il decesso di sette persone; Dustin John Higgs, condannato per aver rapito e ucciso tre donne, omicidi per cui poi è risultato innocente grazie all’ammissione del suo complice reo confesso Willis Haynes.

Da quando ha ripreso le esecuzioni federali statunitensi dopo 17 anni lo scorso luglio, l’amministrazione Trump ha messo a morte un totale di otto uomini e ha programmato altre cinque esecuzioni nelle ultime settimane in carica, inclusa quella dell’unica donna nel braccio della morte federale. Se verranno portate a termine tutte le esecuzioni, l’amministrazione Trump avrà messo a morte 13 persone in sette mesi. Associazioni per diritti umani come Amnesty International si stanno battendo per fermare almeno le ultime esecuzioni programmate. 

Questa cifra sbalorditiva è senza precedenti, non solo perché sono state registrate tre esecuzioni federali in totale negli oltre 40 anni da quando le esecuzioni sono riprese negli Stati Uniti nel 1977 fino a giugno 2020; ma anche perché rappresenta più della metà del numero totale di esecuzioni registrate negli Stati Uniti negli ultimi anni (22 nel 2019; 25 nel 2018). Per la prima volta in più di 130 anni, le esecuzioni federali statunitensi sono state autorizzate durante il periodo di transizione presidenziale.

In più l’esecuzione delle condanne a morte è sempre stata sospesa durante la transizione di potere da una presidenza all’altra. È una delle tante regole non scritte – ma rispettata da 130 anni – che disciplinano la complicata realtà delle elezioni americane ma Trump non si smentisce nemmeno durante l’ultimo mese in cui sarà inquilino della Casa Bianca.

Trump lascerebbe dunque il suo primo mandato con 13 esecuzioni, il numero più alto dal 1896, quando Grover Cleveland fece giustiziare ben 14 persone. Un’epoca da cui gli Usa si stanno finalmente allontanando. Il clima sta infatti cambiando: nel novembre del 2019 un sondaggio ha rivelato che il 60% degli statunitensi è favorevole a sostituire le esecuzioni con l’ergastolo, una maggioranza non schiacciante ma significativa.

Leggi anche: Usa, pena di morte: l’amministrazione Trump ripristina le esecuzioni federali per iniezione letale

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