L’uomo che ha visitato tutti i Paesi del mondo

Negli ultimi cinquant'anni, il giornalista statunitense Albert Podell ha girato il globo in lungo e in largo

Di Lorena Cotza
Pubblicato il 26 Mag. 2015 alle 17:38 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 08:03
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Immagine di copertina

Non ne ha saltato nemmeno uno. Albert Podell ha visitato tutti i 196 Paesi del mondo. Per 50 anni, ha viaggiato in lungo e in largo in tutti i continenti.

Podell, un giornalista americano precedentemente impiegato nella redazione della rivista Playboy, ha mangiato topi cotti al barbecue in Malawi, è stato interrogato dalla polizia segreta a Cuba e ha parcheggiato nel mezzo di un campo minato in Marocco, rischiando di morire in molteplici occasioni.

La sua filosofia di vita è “più vanno male le cose, più belle saranno le storie che racconterai”, ha raccontato alla Bbc

Tutto iniziò con alcuni francobolli, che Podell iniziò a collezionare dall’età di sei anni, affascinato dagli animali esotici e i paesaggi raffigurati. Proveniva da una famiglia povera, che non poteva permettersi di andare in vacanza.

Quando compì otto anni e iniziò a leggere la rivista National Geographic, decise che un giorno sarebbe riuscito a fare il giro del mondo, per poter collezionare un francobollo da ogni Paese.

Ma quando Podell raccontata agli altri il suo sogno, veniva trattato da pazzo. Tutti gli dicevano che sarebbe stato impossibile. Ma non si è mai lasciato scoraggiare e nel marzo 2015 ha pubblicato il libro Around the World in Fifty Years: My Adventure to Every Country on Earth, il resoconto dei suoi 50 anni di viaggi. 

 

Negli anni Sessanta, quando era impiegato alla rivista maschile Argosy, Podell commissionava storie ai giornalisti di viaggio e li inviava in giro per il mondo.

Un giorno decise di partire lui stesso insieme ai suoi giornalisti. Nel 1965 iniziò così un road  trip di 581 giorni, lungo la linea dell’Equatore.

All’epoca, vinse il record per aver compiuto il tragitto più lungo di viaggio in macchina intorno al mondo. Non fu un’esperienza facile: uno dei giornalisti con cui viaggiava fu ucciso dai Vietcong in Cambogia e altri due, debilitati da malattie tropicali, rinunciarono all’impresa.

Tra i momenti più pericolosi, Podell ricorda quando rischiò di essere impiccato in quello che allora era il Pakistan orientale (oggi Bangladesh), dove arrivò poche ore prima che scoppiasse la guerra con l’India, nel 1965.

Catturato dalla polizia pachistana mentre scattava alcune foto, fu accusato di essere una spia al soldo del governo indiano. Gli fu messa una corda intorno al collo, ma poi fu miracolosamente rilasciato.

La lista dei Paesi visitati da Podell include i 193 stati ufficialmente riconosciuti dall’Onu, oltre a Taiwan (non riconosciuto come indipendente dalla Cina), il Kosovo (il cui ingresso nelle Nazioni Unite è stato ostacolato dalla Russia) e il Vaticano (che ha un seggio come osservatore permanente all’Onu).

Podell non è il primo a tentare l’impresa. Secondo il Travelers’ Century Club, associazione di cui fanno parte coloro che hanno visitato oltre cento Paesi, ci sono ben 19 persone che hanno visitato ogni angolo della terra.

Secondo Podell, però, le loro imprese non sono complete: alcuni ad esempio sono stati ad Hargeisa, capitale del Somaliland (stato del Corno d’Africa non riconosciuto dalla comunità internazionale), ma non in Somalia. 

Le cinque regole di Podell per battere il record sono sempre state le seguenti: il Paese doveva essere riconosciuto ufficialmente nel momento in cui lo visitava; doveva entrare legalmente; doveva ottenere un timbro nel passaporto; doveva visitare la capitale e doveva stare nel Paese per almeno 24 ore. 

Molte delle avventure raccontate nel libro riguardano le bizzarre abitudini culinarie dei Paesi visitati: “Mangerei qualsiasi cosa tranne le specie in via d’estinzione”, ha racconta Podell al National Geographic. “Ho mangiato il cervello di una scimmia viva a Hong Kong e carne di cammello vecchio, che ha una consistenza viscida e grassa”. 

Dopo 50 anni di viaggi, però, gli Stati Uniti restano il Paese preferito di Podell. “Abbiamo i paesaggi più spettacolari del mondo”, dice al National Geographic. “E abbiamo una società multiculturale. A New York puoi vedere persone di ogni etnia, religione e colore, e tutti convivono in modo pacifico”.

Per chi, ispirato dalla sue avventure, volesse imitarlo e partire in giro per il mondo, Podell consiglia: “Vai prima da un buon psichiatra, acquista una buona polizza assicurativa sulla vita, scrivi un testamento, leggi tutti i libri e vedi tutti i film che vuoi perché non sai se tornerai vivo. E una volta che sei sulla strada, goditi il viaggio più che puoi”.

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