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L’Ue ristabilisce una “presenza minima” in Afghanistan: “Ma non riconosciamo i talebani”

Immagine di copertina
Famiglia afgana riceve aiuti alimentari dal Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (Unicef) a Kabul. Credit: EPA/STRINGER

L’Ue ristabilisce una “presenza minima” in Afghanistan: “Ma non riconosciamo i talebani”

L’Unione Europea ha iniziato a ristabilire una “presenza minima” a Kabul per facilitare la consegna degli aiuti umanitari in Afghanistan. Lo ha dichiarato il portavoce del Servizio europeo per l’azione esterna  Peter Stano, sottolineando che il ritorno del personale diplomatico europeo a Kabul “non deve in alcun modo essere visto come un riconoscimento” del governo talebano. “Questo è stato chiaramente comunicato anche alle autorità de facto”, ha aggiunto.

Secondo il portavoce, il ritorno dei diplomatici europei è volto “ad agevolare la consegna degli aiuti umanitari e monitorare la situazione umanitaria”.

L’Ue ha recentemente avviato progetti per un valore di 268,3 milioni di euro in Afghanistan, attraversato secondo l’Onu dalla più grave crisi umanitaria al mondo. Il paese lo scorso agosto è tornato sotto il controllo dei talebani dopo il caotico ritiro degli Stati Uniti e dei paesi alleati, al termine di una guerra durata 20 anni. il ritorno al potere del movimento islamista ha spinto i paesi occidentali a sospendere gli aiuti internazionali, impedendo al nuovo governo, che ancora non è stato riconosciuto da alcun paese, di accedere ai miliardi di dollari di riserve detenute all’estero. Durante il precedente governo, il paese dipendeva quasi interamente dagli aiuti esteri.

Attualmente la metà della popolazione del paese ha bisogno di assistenza umanitaria per sopravvivere, il 30 percento in più rispetto all’anno scorso, 9 milioni di persone sono sull’orlo della carestia e fino a un milione di bambini rischiano di morire di freddo e di fame. A dicembre il Programma alimentare mondiale ha dichiarato che il 98 per cento degli afghani non ha cibo a sufficienza.

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