Trent’anni dopo Berlino: tutti i muri che ancora dividono il mondo

Di Anna Ditta
Pubblicato il 9 Nov. 2019 alle 15:57
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Immagine di copertina
L'installazione realizzata nel 2017 dall'artista JR al confine tra Messico e Stati Uniti

Trent’anni dopo Berlino: tutti i muri che ancora dividono il mondo

Il 9 novembre 1989, esattamente 30 anni fa, la caduta del muro di Berlino segnava la fine di un’epoca, quella della dicotomia tra Stati Uniti e URSS. Tuttavia, ancora oggi, sono numerosi i muri nel mondo che continuano a essere innalzati o che rimangono a svolgere la loro funzione di divisione tra Stati o comunità.

Ma dove si trovano alcuni dei più importanti e famosi muri del mondo? Del tema si è occupata Elisabeth Vallet, ricercatrice dell’Università di Montreal, la quale ha compiuto uno studio approfondito sulla proliferazione dei muri nel mondo, intitolato “Borders, Fences and Walls: State of Insecurity?”, pubblicato nel 2014.

Secondo Vallet, nel mondo esisterebbero oltre 40mila chilometri di muri e barriere, sparsi in diversi Stati. Alcuni di questi servono a contenere i flussi di migranti, altri vengono utilizzati all’interno delle città per separare ricchezza e povertà, altri invece separano Paesi in guerra tra loro o che fronteggiano episodi di violenza da una parte all’altra.

Partendo dallo studio di Vallet, esaminiamo la situazione in Africa, Asia, America ed Europa.

Qui sotto una cartina pubblicata nel 2015 dall’Economist che mostra i più importanti muri del mondo:

Credit: The Economist/Twitter

Caduta muro Berlino: 30 anni dopo, il mondo è molto diverso da come ce lo eravamo immaginati

America

Messico e Stati Uniti – Il muro è divenuto celebre negli ultimi anni perché Trump ha promosso il suo ampliamento durante la campagna elettorale. Si tratta di una barriera alta quattro metri fatta di lamiera metallica sagomata. A iniziare la costruzione fu G.W.Bush, nel 1990, e sotto la presidenza Clinton fu aggiunto un presidio permanente delle forze armate. Dopo essersi insediato alla Casa Bianca, Trump ha autorizzato l’utilizzo di fondi federali da parte del governo statunitense per prolungare il muro. Qui il reportage di TPI dal confine tra Messico e Usa.

San Paolo (Brasile) – Esiste un muro che attraversa per circa un chilometro la capitale del Brasile. È situato al chilometro 58 della Rodovia dos Imigrantes, un’autostrada che collega la città alla costa atlantica. Costruito nel maggio del 2016, il muro separa gli automobilisti dagli abitanti di Vila Esperança, una favela dove il 12 per cento dei quasi 25mila abitanti è disoccupato e il 14 per cento guadagna il salario minimo. Il governo sostiene di averlo costruito per proteggere gli automobilisti dalle rapine.

Lima (Perù) – Anche la capitale del Perù ha un suo muro, costruito nel 1985 dai gesuiti per evitare che la baraccopoli adiacente arrivasse fino al loro collegio religioso. La barriera è lunga 10 chilometri e divide Pamplona alta, la parte più ricca della città, dal povero distretto La Molina, dove non arrivano i servizi pubblici (inclusa l’acqua potabile). La Bbc lo ha definito “il muro della vergogna”.

Asia

Coree – La Linea di demarcazione militare coreana è probabilmente il muro più famoso del continente asiatico dopo la Grande Muraglia Cinese (che ormai è solo un reperto archeologico). La barriera fu stabilita nell’ambito del cessate il fuoco del 1953 tra Corea del Nord e Corea del Sud. Intorno a questa linea si trova la Zona demilitarizzata coreana. Qui a maggio 2018 si sono incontrati il leader delle due Coree Moon Jae-in e Kim Jong-un.

India e Bangladesh – Al confine tra i due paesi esiste una barriera di muri e filo spinato che si estende per circa 4mila chilometri. È stato costruito dalle autorità indiane tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta per contrastare fenomeni di immigrazione clandestina e traffici illegali. Spesso il muro è teatro di violenze a causa della difficile convivenza tra i due Stati.

Kashmir – Forti tensioni si registrano anche nella regione del Kashmir, divisa tra la parte controllata dalle autorità indiane e quella sotto il controllo pakistano. La regione vorrebbe l’indipendenza da Nuova Delhi. Qui un reportage di TPI dal Kashmir pubblicato nel 2016.

Arabia Saudita e Yemen/Iraq – Le autorità saudite hanno costruito nel 2014 un muro che separa il paese dall’Iraq, per evitare infiltrazioni dei jihadisti. Un’altra barriera esisteva già lungo il confine saudita con lo Yemen, anche per evitare traffici illeciti.

Iraq e Kuwait – Costruito dopo la prima Guerra del Golfo, il muro si estende per 190 chilometri e punta a prevenire una nuova invasione del Kuwait da parte dell’esercito iracheno.

Israele e Palestina – A separare Israele dalla Cisgiordania è un sistema di barriere lungo 730 chilometri, costruito da Tel Aviv a partire dal 2002 per bloccare gli attacchi palestinesi durante la seconda intifada. Per i palestinesi si tratta di un muro di separazione razziale. L’esistenza della barriera è stata giudicata “contraria al diritto internazionale” dalla Corte internazionale di giustizia dell’Aia. Qui il reportage di TPI dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania.

Turchia e Siria – La costruzione di una barriera di filo spinato fra i due paesi è iniziata nel 2018, ufficialmente per contenere gli attacchi jihadisti e l’ingresso dei militanti curdi, che Ankara considera terroristi. Tuttavia la recinzione, che per il momento è lunga quasi 800 chilometri, serve anche a limitare i flussi migratori dei profughi in fuga dalla guerra civile siriana. Il muro ha anche un sistema di sorveglianza ravvicinata, telecamere termiche, radar di sorveglianza terrestre e sistemi di armi telecomandate.

Africa

Botswana e Zimbabwe – Dal 2003 gli Stati africani del Botswana e dello Zimbabwe sono separati da un muro costituito da una rete metallica elettrificata, lunga circa 500 chilometri. Ufficialmente la recinzione è servita alle autorità del Botswana per difendere i propri pascoli da un’epidemia di afta epizootica registrata nel paese limitrofo, tuttavia la barriera ha avuto anche la funzione di limitare i flussi migratori dal povero Zimbabwe verso il piccolo ma ricco Botswana.

Egitto e Striscia di Gaza – Sono separati da circa 10 chilometri di muro, costruito dalle autorità egiziane con il sostegno degli Stati Uniti per bloccare l’importazione di armi da parte dell’organizzazione palestinese di Hamas, ritenuto un gruppo terrorista dal Cairo.

Sudafrica e Mozambico – I due paesi sono divisi da una barriera di filo spinato, soprannominata il “serpente di fuoco”, su cui corre una carica elettrica a 3.500 volt. Sulla barriera sono morti centinaia di mozambicani in fuga dalla guerra civile.

Marocco e Sahara occidentale – Il muro è stato costruito dalle autorità di Rabat per difendersi dal Fronte Polisario, il gruppo che nel Sahara Occidentale si batte per il diritto all’autodeterminazione. Lungo oltre 2.700 chilometri è il più grande al mondo dopo la Muraglia Cinese. Si tratta di una barriera militarizzata, con filo spinato e bunker. Sul suolo marocchino esistono anche le barriere costruite dalla Spagna intorno alle città autonome di Ceuta e Melilla, che sono territorio spagnolo.

Kenya e Somalia – Il muro, voluto dal governo keniota nel 2014, serve a bloccare i profughi in fuga dal paese vicino ed eventuali incursioni terroristiche.

Europa

Cipro – La parte greca di Cipro è divisa da quella turca attraverso una barriera lunga circa 180 chilometri posizionata nell’antica linea del cessate il fuoco che separa la parte settentrionale da quella meridionale del Paese. Anche la capitale, Nicosia, è separata in due.

Grecia e Turchia – I due paesi sono separati da un muro collocato porzione di frontiera in cui scorre il fiume Evros. La barriera è stata costruita nel 2012 da Atene per limitare i flussi migratori.

Bulgaria e Turchia – Per la stessa ragione è stato eretto anche un muro che corre per circa 200 chilometri tra Bulgaria e Turchia. La rete di filo spinato è presidiata dall’esercito bulgaro.

Ungheria e Serbia – Filo spinato divide anche Ungheria e Serbia lungo il confine. Il muro è stato costruito dal governo ungherese con lo scopo di bloccare i migranti che percorrono la rotta balcanica diretti in Europa.

Ungheria e Serbia/Croazia – Voluto dal governo ungherese di Orban, il muro separa l’Ungheria al confine sud-ovest con la Croazia e la Serbia. Dovrebbe essere lungo il doppio di quello lungo il confine con la Serbia. A maggio 2019 a visitare il muro si è recato l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Norvegia e Russia – Nel 2016 è stata eretta una barriera alta 4 metri e lunga 200 tra Norvegia e Russia, costruita per evitare passaggi illegali. Anche fra le Repubbliche baltiche e la Russia sono state costruite delle barriere l’anno successivo, con lo scopo di proteggersi da Mosca.

Irlanda del Nord – Nelle città nord-irlandesi di Belfast e Derry esistono delle Peace Lines, che e separano le zone in cui risiedono i cattolici da quelle in cui vivono i protestanti.

Calais – A Calais, nel nord della Francia, è stato eretto un muro per bloccare i migranti provano a raggiungere il Regno Unito.

Oceania

Australia – Più che una barriera fisica per limitare i flussi migratori, l’Australia ha attuato negli ultimi anni una politica che invia su alcune isole del Pacifico i migranti irregolari. Si tratta ad esempio dell’isola di Nauru e di Manus, un’isola della Papua Nuova Guinea, entrambe molto distanti dall’Australia. Qui i migranti vivono in centri di detenzione con condizioni di vita molto dure.

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