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La Turchia ha chiesto agli Stati Uniti l’arresto di Gulen

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Ankara ritiene che il religioso turco in autoesilio in Pennsylvanya dal 1999 sia il responsabile del fallito golpe di metà luglio

Ankara ne è sempre stata convinta: dietro il tentativo di colpo di stato della notte tra il 15 e il 16 luglio c’era lui, Fethullah Gulen, religioso turco  in autoesilio negli Stati Uniti dal 1999. 

Ma Gulen ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento e respinto al mittente le accuse, mentre in Turchia si consumava un giro di vite che ha portato all’estromissione dai propri incarichi di oltre centomila persone tra membri delle forze armate e impiegati pubblici, 40mila dei quali sono stati arrestati.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva chiesto che l’uomo venisse consegnato alle autorità turche e il primo ministro aveva velatamente minacciato gli Stati Uniti asserendo che il suo governo avrebbe considerato nemico qualsiasi paese gli avesse dato asilo. 

Oggi, martedì 13 settembre 2016, è stato reso noto che la Turchia ha inoltrato richiesta formale agli Stati Uniti perché procedano all’arresto di Gulen, residente in Pennsylvania, con l’accusa, per l’appunto, di aver orchestrato il fallito golpe.

Erdogan ha discusso la questione con il presidente americano Barack Obama durante il recente G20 in Cina. La decisione sulla sorte di Gulen, avrebbe detto Obama, sarà legale e non politica.

Erdogan ha detto che Washington non ha scuse per tenere Gulen negli Stati Uniti. Tuttavia, anche se l’arresto del religioso sarebbe il primo passo verso l’estradizione, il processo potrebbe richiedere anni.

Qualora venisse approvata da un giudice, la richiesta di estradizione dovrebbe comunque essere sottoposta al segretario di Stato americano che la dovrebbe valutare non solo dal punto di vista legale ma prendendo in considerazioni altri fattori, come quello umanitario.

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