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Trump, i democratici valutano l’impeachment: “Chiese all’Ucraina di indagare su Biden”

La Casa Bianca avrebbe chiesto al presidente ucraino Volodymyr Zelensky di indagare sull'ex vicepresidente Joe Biden nel tentativo di danneggiarlo in vista delle presidenziali

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 23 Set. 2019 alle 16:55 Aggiornato il 31 Ott. 2019 alle 23:04
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Immagine di copertina
Donald Trump e Joe Biden

Trump e lo spettro dell’impeachment per il caso Ucraina-Biden

Lo spettro dell’impeachment cala nuovamente su Donald Trump per il caso Ucraina-Biden: diversi esponenti politici sono tornati a invocare la possibilità di metterlo in stato d’accusa ed, eventualmente, porre fine in anticipo al suo mandato dopo la telefonata in cui il tycoon avrebbe chiesto al presidente ucraino Volodymyr Zelensky di riaprire un’indagine sul figlio dell’ex vicepresidente Joe Biden.

Il caso

Il caso nasce da una rivelazione del Washington Post basata su una denuncia presentata da un alto funzionario dell’intelligence, secondo cui in una telefonata del 25 luglio scorso Trump avrebbe chiesto al presidente ucraino di riaprire una vecchia indagine per corruzione sul figlio del vice di Barack Obama, Hunter Biden. In cambio avrebbe promesso aiuti militari per 250 milioni di dollari.

“Noi non vogliamo che nostre persone, come il vice presidente Biden e suo figlio, contribuiscano alla corruzione che già c’è in Ucraina”, ha affermato il capo della Casa Bianca parlando con la stampa a margine di un convegno in Texas.

Un’implicita ammissione che riaccende il dibattito fra i democratici sulla possibilità di invocare l’impeachment del presidente per aver chiesto ad un governo straniero di indagare su un suo rivale politico in vista delle elezioni presidenziali Usa 2020.

Trump-Biden: è dibattito tra i dem

Nel Partito democratico si è aperto il dibattito. Adam Schiff, il presidente della commissione dell’Intelligence della Camera protagonista del braccio di ferro tra Congresso e vertici nominati da Trump dell’intelligence per la testimonianza del whistleblower, ha detto che la messa in stato d’accusa “potrebbe essere l’unico rimedio” se le accuse di ingerenza internazionale fossero vere.

Nancy Pelosi ha parlato invece di “nuovo grave capitolo di illegalità”, ma si mantiene cauta. La speaker della Camera, che in questi mesi si è sempre opposta all’impeachment per il Russiagate come una misura rischiosa, ha inviato nel weekend una lettera ai democratici del Congresso riconoscendo che l’amministrazione Trump “entrerà in un nuovo capitolo di illegalità che ci porterà su tutt’altro livello di indagine”, se il capo dell’Intelligence, Joseph Maguire, che giovedì testimonierà al Congresso, continuerà a rifiutarsi di condividere le informazioni, citando il privilegio presidenziale.

L’impeachment diventa battaglia politica

La lettera di Nancy Pelosi è arrivata dopo che Alexandria Ocasio-Cortez, la deputata newyorkese diventata la leader della sinistra dem, ha affermato che “il più grande scandalo nazionale non è il comportamento del presidente che viola la legge, ma il rifiuto del partito democratico di avviare l’impeachment per questo”.

Mentre un membro democratico della commissione Intelligence, Jim Hemes ha spiegato come “fare pressioni su un leader straniero con l’obiettivo di fargli fare il proprio lavoro politico, trovare del marcio su un avversario, è estorsione, è usare i fondi degli Stati Uniti e la fiducia pubblica per la tua corruzione personale”.

> Trump attacca la candidatura di Biden per le presidenziali 2020

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