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700 psichiatri temono l’instabilità mentale di Trump, lettera al Congresso: “Può diventare pericolo per gli Usa”

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In una lettera indirizzata al Congresso a dicembre, e ri-aggiornata pochi giorni fa con l’inizio del nuovo anno reiterandone il grado di gravità, 700 psichiatri americani avvertono sui rischi della salute mentale del presidente Donald Trump

700 psichiatri scrivono al Congresso preoccupati sulla salute mentale di Trump

“Abbiamo un presidente degli Stati Uniti che è psicologicamente e mentalmente sia pericoloso che inadatto al ruolo che ricopre. Il modo in cui si presenta indica una persona che, quando viene messa in discussione la sua immagine o contrastato il suo bisogno emotivo di adulazione, deve necessariamente dimostrare la sua supremazia e comando sugli altri”.

Questo è il testo iniziale della petizione che 700 psichiatri americani hanno sottoscritto e inviato al Congresso degli Stati Uniti, contrassegnando il documento come “urgent communication”. Il documento ha carattere di urgenza.

I medici temono che “Trump possa diventare un pericolo, una minaccia per la sicurezza della nostra nazione. Le conseguenze – aggiungono – potrebbero essere catastrofiche”.

Gli psichiatri hanno sottoscritto una petizione per il Congresso, pubblicata sul sito della World mental health coalition, avvertendo la commissione giustizia della Camera sullo stato di salute del presidente.

Gli autori dell’articolo: Bandy X. Lee, professore di psichiatria presso la Yale University School of Medicine; Jerrold Post, ex analista presso la Central Intelligence Agency (CIA); e John Zinner, uno psichiatra della George Washington University, hanno avvertito che “non monitorare o non comprendere gli aspetti psicologici” del processo politico contro Trump “o non tenerne conto, potrebbe portare a risultati catastrofici”.

“Abbiamo deciso di parlare proprio ora – ha detto Lee al giornale The Independent – perché le false percezioni di Trump su teorie di cospirazione aumentano. I suoi ripetuti tweet – ha aggiunto – mostrano crudeltà e desiderio di vendetta. Non rappresentano più semplici bugie, ma seri disturbi mentali”.

La petizione si conclude con due richieste urgenti:

“1. Le udienze di impeachment devono procedere più speditamente

2. Se possibile, il Congresso dovrebbe rafforzare le leggi esistenti che limitino la capacità di un presidente da solo di fare la guerra o avviare azioni militari”.

Sul secondo punto, la petizione ha trovato immediato riscontro:

Venerdì 10 gennaio, con 224 voti a favore e 194 contrari, la Camera Usa, a maggioranza democratica, ha approvato la risoluzione che limita i poteri di guerra del presidente Donald Trump.

Il provvedimento, introdotto dopo la morte del generale iraniano Qassem Soleimani (qui il suo profilo), ucciso in un raid statunitense lo scorso 3 gennaio, impedisce qualsiasi azione contro l’Iran senza l’autorizzazione del Congresso.

La risoluzione, tuttavia, non è vincolante e difficilmente supererà l’esame del Senato a maggioranza repubblicana.

Venerdì 3 gennaio 2020, il comandante della Forza Quds del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (CGRI) dell’Iran, il tenente generale Qasem Soleimani e il vice comandante delle Unità popolari di mobilitazione dell’Iraq (Al-Hashad Al-Shabi, in Arabo), Abu Mahdi al-Muhandis, tra gli altri combattenti iraniani e iracheni, sono stati uccisi in Iraq in un’offensiva aerea statunitense lanciata a seguito di un ordine diretto di Trump.

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