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Titan, tempo scaduto: le ore di ossigeno per salvare i passeggeri sono finite. Speranze sempre più flebili

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L’ossigeno è finito. Secondo la stima della Guardia Costiera americana, dalle 13:18 di oggi, ora italiana, i cinque membri dell’equipaggio del sottomarino scomparso non potranno più respirare.

La corsa contro il tempo per individuare e tentare di riportare in superficie il mini sommergibile sembra dunque tragicamente conclusa, anche se le ricerche continuano.

Un numero sempre più grande di navi, robot per perlustrazioni marine e aerei è arrivato nella zona dei soccorsi, un’area grande come la Sicilia, 600 chilometri al largo dell’isola canadese di Terranova.

Tuttavia, secondo gli esperti, quella delle 96 ore di ossigeno disponibile sarebbe una stima imprecisa: se i passeggeri, infatti, avessero adottato alcuni accorgimenti per consumarne meno (ad esempio rimanere calmi e non mangiare) ci sarebbe ancora qualche ora di autonomia.

Cosa è andato storto? Un’ipotesi l’ha però fornita un esperto dello University College di Londra, Alistair Greig, alla Bbc. Anzi, una serie di ipotesi. La prima prevede che, a causa di una non meglio precisata emergenza, il sottomarino sia in realtà riuscito a tornare in superficie sganciando alcune zavorre e sezioni per risalire più rapidamente. E dunque starebbe galleggiando, senza poter comunicare se non con segnali luminosi e di altro tipo, in attesa di essere individuato dagli aerei che stanno sorvolando la zona.

Lo scenario peggiore, invece, vede il sottomarino danneggiato nella sua struttura (per esempio nel guscio di pressione) o, anche se senza particolari danni strutturali, privo della possibilità di movimento e comunicazione, adagiato sul fondale. In quel caso, individuarlo sarebbe una vera impresa perché “se si trova a oltre 200 metri, esistono pochissimi mezzi in grado di arrivare così in profondità per recuperarlo” ha precisato Greig. “I veicoli progettati per il salvataggio sottomarino non possono certamente scendere alla profondità in cui si trova il Titanic”.

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