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Titan, anche la Francia partecipa alle ricerche. Si prova in acque più profonde

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Titan, anche la Francia partecipa alle ricerche. Si prova in acque più profonde

Continua la corsa contro il tempo per salvare le cinque persone a bordo del Titan. Il sommergibile partito domenica scorsa per visitare il relitto del Titanic avrebbe, secondo la società che ha organizzato il tour, 96 ore di autonomia. I soccorritori hanno quindi fino a giovedì mattina per localizzare il mezzo, grande come una monovolume, prima che finisca l’ossigeno a bordo.

Le ricerche delle autorità statunitensi e canadesi sono concentrate su un’area a quasi 1.500 chilometri da Capo Cod, sotto la quale si trova il relitto del leggendario transatlantico affondato nel 1917. I resti del Titanic si trovano a una profondità di 3.810 metri, che può essere raggiunta solo da mezzi in grado di resistere a pressioni enormi. Secondo quanto dichiarato dal contrammiraglio John Mauger della Guardia costiera statunitense, i soccorritori si stanno spingendo più in profondità. “È un’area remota ed è complicato condurre una ricerca in una zona del genere”, ha dichiarato Mauger.

Agli sforzi partecipa anche la Francia, tramite la nave Atalante dell’istituto Ifremer. L’imbarcazione, dotata di un robot subacqueo in grado di scendere a grandi profondità, dovrebbe arrivare nell’area delle ricerche intorno alle 20 di domani. Poche ore prima che si chiuda la finestra di opportunità per cercare di salvare gli occupanti del Titan, di cui si sono persi i contatti a un’ora e 45 minuti dalla partenza domenica scorsa.

A bordo si trovano i quattro passeggeri che hanno pagato il biglietto da 250mila dollari e Stockton Rush, l’amministratore delegato della stessa società che ha organizzato la spedizione, OceanGate. Con lui viaggiano il miliardario britannico Hamish Harding, l’esploratore francese 77enne Paul-Henri Nargeolet e l’uomo d’affari pakistano Shahzada Dawood, assieme al suo figlio Suleman.

Sui social intanto circola un servizio realizzato l’anno scorso dall’emittente Cbs, in cui il giornalista David Pogue legge ad alta voce il contratto che avrebbe dovuto firmare per un viaggio sul Titan. Il testo avverte che il sommergibile “non era stato approvato o certificato da alcun organismo di regolamentazione”, citando tra i rischi l’eventuale morte dei passeggeri.

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