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Vi racconto cosa ho provato quando la terra mi è tremata sotto i piedi a Città del Messico

La testimonianza: "Città del Messico era paralizzata, l'unica cosa che potevamo fare era spostarci a piedi. La città è enorme, così ci sono volute ore perché tornassimo a casa. Mentre attraversavamo la città, siamo riusciti a renderci conto della gravità del terremoto"

Di TPI
Pubblicato il 21 Set. 2017 alle 12:23 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 19:03
Immagine di copertina
Credit: Yuri Cortez

Mi trovavo nella palestra di Città del Messico dove lavoro quando la terra ha tremato. Sono uscita immediatamente, il tremore è stato fortissimo, ho sentito come se tutta la terra si stesse spostando, con movimenti bruschi e improvvisi.

Io mi chiamo Silvia, ho 31 anni e fortunatamente sto bene, così come la mia famiglia.

Dopo la scossa, ovunque l’illuminazione e l’energia elettrica è saltata, ho avuto solo un breve momento in cui sono riuscita a contattare la mia famiglia per sapere se tutti stessero bene. Mi trovavo nella parte meridionale della città e lì per fortuna c’era anche la mia sorella più piccola, che sono riuscita a raggiungere.

Città del Messico era paralizzata. Il trasporto pubblico in tilt, le linee della metropolitana chiuse e l’unica cosa che potevamo fare era spostarci a piedi. La città è enorme, così ci sono volute ore perché tornassimo a casa.

Mentre attraversavamo la città, siamo riusciti a renderci conto della gravità del terremoto, abbiamo visto gli edifici crollati, e tantissime persone che aiutavano a trarre in salvo dalle macerie chi era rimasto bloccato. C’era che correva avanti e indietro per portare soccorso.

Il 40 per cento della città è rimasta senza elettricità. In Messico c’è tanta gente solidale l’una con l’altra, ma anche tanti che hanno approfittato del momento di panico per commettere crimini. Provo una stretta al cuore a pensare a tutti i bambini e alle persone che sono morte.

Sono un’allenatrice sportiva per bambini e non posso immaginare la tristezza dei genitori quando non hanno più trovato i loro figli, dopo aver attraversato a piedi la città per raggiungerli.

Ormai sono passate molte ore dal terremoto e non c’è più speranza di trovare persone sotto le macerie ancora vive. Gli sforzi sono stati molti, nel corso delle ore successive alla scossa sono stati evacuati molti altri edifici, tra cui ospedali, perché erano pericolanti. Il Messico tutto ha bisogno di aiuto e di speranza, non solo Città del Messico.

Ci sono luoghi che hanno subito danni ben peggiori. C’è un clima psicologico molto pesante, le lacrime sono state tante. Grazie per avermi dato l’opportunità di raccontare quello che ho visto.

Siamo vicini alle elezioni, e grandi quantità di denaro sono destinate alle campagne elettorali. Il popolo messicano chiede che quei soldi vengano usati per la ricostruzione. Ma i politici preferiscono spenderlo a farsi pubblicità elettorale.

Intanto la nostra gente soffre. E la mia città non dorme.

Silvia Chavez Velez