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Sudan, proteste contro il presidente Bashir: polizia ordina di non attaccare i manifestanti, poi smentisce

Immagine di copertina
Credit: Afp

Quarto giorno consecutivo di proteste in Sudan contro il presidente Omar al-Bashir. Oggi, 9 aprile 2019, la polizia sudanese ha ordinato ai suoi agenti di non intervenire contro i manifestanti riuniti di fronte al ministero della Difesa di Khartoum. Poco dopo, però, ha affermato di essere stata colpita da un attacco informatico.

“Chiediamo a Dio (…) di unire il popolo sudanese (…) per un accordo a sostegno di trasferimento pacifico di potere”, si leggeva in una nota del portavoce della polizia, in cui veniva ordinato di “non intervenire contro cittadini o raduni pacifici”. La stessa polizia, però, successivamente ha dichiarato che la sua pagina Facebook è stata attaccata da pirati informatici.

Sabato 6 aprile 2019, in occasione dell’anniversario di un colpo di stato militare del 1985, migliaia di manifestanti hanno raggiunto la sede del ministero della Difesa, in cui si trova anche la residenza del presidente Omar al-Bashir e la sede dei servizi segreti, tenendo un sit-in tutt’ora in corso per chiedere le dimissioni del presidente Omar al-Bashir e il passaggio a un governo di transizione.

Il Comitato centrale dei medici del Sudan ha dichiarato che 21 persone sono state uccise da sabato scorso, tra cui 5 membri dell’esercito. L’organizzazione membro dell’Associazione dei professionisti sudanesi (SPA), che ha organizzato le proteste degli ultimi mesi contro il governo sudanese, ha dichiarato che 153 persone risultano ferite di cui diverse in condizioni critiche, aggiungendo che è previsto un aumento del bilancio delle vittime a causa della gravità delle condizioni di alcuni dei feriti.

Oggi, 9 aprile, le forze di sicurezza hanno tentato di respingere i manifestanti usando camion e gas lacrimogeni mentre l’esercito sudanese ha continuato a respingere i tentativi di disperdere con la forza i manifestanti secondo quanto riporta Sky News Arabia. 

L’ex primo ministro del Sudan e leader dell’opposizione Sadiq al-Mahdi ha chiesto oggi che il potere nel paese passi nelle mani dell’esercito. “Chiediamo la consegna del potere in Sudan a un comando militare” ha detto al-Mahdi. “Attendiamo con impazienza la stabilità e la pace in Sudan” ha aggiunto, affermando che le proteste degli ultimi giorni confermano la volontà del popolo sudanese “di reprimere il regime di Bashir e stabilire un nuovo regime”.

Oggi l’Associazione dei professionisti sudanesi (SPA), ha invitato l’esercito “a sedere immediatamente” con esponenti dell’opposizione per discutere della transizione, che non può essere rimandata “alla luce della delicata situazione che il paese sta attraversando contrariamente alla volontà della popolazione”.

Durante una riunione del Congresso nazionale, partito di governo del Sudan, il presidente del Sudan Omar al-Bashir ha dato indicazioni di prendere le misure necessarie per introdurre la “tranquillità e la normalizzazione della vita pubblica”, secondo quanto riporta l’agenzia ufficiale sudanese SUNA.

Il Sudan è teatro di violente proteste dal 19 dicembre 2018, giorno del ritorno nel paese dell’ex primo ministro Sadiq al-Mahdi, causando 39 morti secondo il governo, mentre l’opposizione parla di almeno 60 vittime.

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