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Sudan, l’esercito è intervenuto per difendere i manifestanti che chiedono le dimissioni del presidente Bashir

Immagine di copertina
Credit: Afp

L’esercito sudanese è intervenuto per difendere alcuni manifestanti riuniti di fronte al ministero della Difesa, e contro cui le forze di sicurezza del paese avevano lanciato gas lacrimogeni.

I manifestanti si erano riuniti per chiedere le dimissioni del presidente Omar al-Bashir e il passaggio a un governo di transizione.

L’esercito, intervenuto al fianco dei manifestanti, si è scontrato con le forze di sicurezza sudanesi. Nello scontro a fuoco un soldato, Sami Sheikh al-Din, è rimasto ucciso, come ha confermato il Comitato centrale dei medici del Sudan.

Il ministro dell’Interno del Sudan ha dichiarato che 6 persone sono state uccise a Khartoum e una nel Darfur durante le proteste iniziate sabato 6 aprile. Nelle manifestazioni sono rimasti feriti 15 civili e 42 membri delle forze di sicurezza mentre sono stati arrestati 2.496 manifestanti.

Le forze dell’opposizione sudanese hanno chiesto all’esercito di negoziare un passaggio pacifico di potere in Sudan. In un comunicato le “Forze della libertà e della dichiarazione del cambiamento”, chiedono la costituzione di un governo di transizione che “assuma le funzioni di contatto politico con le forze regolari e gli attori a livello locale e internazionale per il processo di transizione politica e il passaggio del potere a una transizione governo civile compatibile” con le forze della rivoluzione.

Alcuni giorni fa l’ex primo ministro sudanese e leader dell’opposizione Sadiq al-Mahdi ha invitato il presidente Omar al-Bashir a porre fine allo stato di emergenza, introdotto lo scorso 22 febbraio e a dimettersi. Lo stato di emergenza vieta le manifestazioni non autorizzate e prevede tribunali speciali per processare coloro che violano lo stato di emergenza.

“Chiedo al Presidente Bashir di dimettersi, di sciogliere tutte le istituzioni costituzionali e di formare un consiglio di 25 membri per governare il paese”, ha detto al-Mahdi in un discorso tenuto durante le preghiere del venerdì a Omdurman, città gemella di Khartoum, rivolgendo un appello a partecipare alle proteste del giorno successivo, che hanno visto una forte partecipazione popolare.

Il Sudan è teatro di violente proteste dal 19 dicembre 2018, giorno del ritorno nel paese dell’ex primo ministro Sadiq al-Mahdi. Da allora sono morte 32 persone secondo quanto sostiene il governo. Secondo l’opposizione le vittime sarebbero circa 60.

Intanto, le organizzazioni a tutela dei diritti umani, parlano di circa 1.000 persone arrestate dall’inizio delle proteste.

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