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Secondo la stampa britannica George Michael è morto in casa da solo per overdose di eroina

Lo ipotizza il Daily Telegraph, che ha intervistato il compagno della star e alcune fonti ospedaliere

Di TPI
Pubblicato il 27 Dic. 2016 alle 12:24 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 22:47
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Immagine di copertina

Nonostante lo staff e il manager Michael Lipmann abbiano dichiarato che il decesso di George Michael non sia avvenuto in “circostanze sospette” e che il cantante “è morto serenamente in casa sua” a causa di un’insufficienza cardiaca, la stampa ha cominciato a mettere in dubbio la versione ufficiale.        

La star del pop britannico è morta il giorno di Natale all’età di 53 anni nella sua casa nell’Oxfordshire. Il quotidiano britannico Daily Telegraph fornisce degli elementi che sono stati rivelati dal compagno di George Michael, Fadii Fawaz, e ipotizza che la scomparsa del cantante possa essere stata conseguenza di un’overdose di eroina. 

È stato infatti proprio Fawaz, che avrebbe dovuto passare con lui la giornata, a trovare il corpo senza vita di Michael e a lanciare l’allarme chiamando l’ambulanza poco prima di pranzo.

Lo stesso Daily Telegraph afferma che “nell’ultimo anno Michael aveva lottato contro una crescente dipendenza dall’eroina” e sarebbe stato persino ricoverato in più occasioni in ospedale per overdose, nonostante in passato avesse cercato di combattere la dipendenza.

Elton John, Paul McCartney e Madonna hanno reso omaggio alla star del pop britannico dopo una carriera di successo nella musica tra gli anni Ottanta e Novanta. 

Intanto, prosegue la processione dei fan che lasciano un fiore o accendono una candela sia davanti alla residenza londinese che alla casa di campagna nell’Oxfordshire dove è morto.

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Originariamente membro del duo pop Wham!, George Michael si era poi lanciato in una fortunata carriera da solista iniziata nel 1987 con l’album Faith (vincendo due Grammy Award negli Stati Uniti) e la relativa tournée mondiale.

Il 2016 si chiude con la scomparsa di un altro musicista famoso, dopo David Bowie, Prince e Leonard Cohen.

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