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Maria Butina, la presunta spia russa arrestata a Washington, avrebbe offerto “sesso in cambio di un lavoro”

Immagine di copertina
Maria Butina

La donna, che è stata accusata dai giudici federali di essere una spia russa, avrebbe offerto del sesso per avere in cambio un lavoro presso una lobby americana e poter influenzare il governo statunitense

Maria Butina, la ragazza russa di 29 anni arrestata domenica 15 luglio a Washington, avrebbe offerto del sesso per avere in cambio un lavoro presso una lobby americana.

La donna è accusata dai giudici statunitensi di essersi infiltrata in organizzazioni che influenzano la politica americana per “perseguire l’interesse della Federazione Russa”.

Il giudice federale ritiene che Butina possa cercare di fuggire dagli Stati Uniti dopo le recenti accuse, per cui ha deciso che la donna dovrà rimanere in carcere fino al processo.

Il caso in questione non fa parte della più vasta indagine, note come Russiagate, sulle ingerenze russe nelle elezioni americane.

Maria Butina è accusata di non essersi registrata come agente straniero e di aver cospirato contro il governo degli Stati Uniti per favorire gli interessi della Russia.

Contro la donna quindi non sono state mosse accuse di spionaggio.

Il ministero degli Esteri di Mosca ha dichiarato che l’arresto di Butina è stato progettato per minare i “risultati positivi” del vertice tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il suo omologo russo Vladimir Putin, tenutosi a Helsinki lunedì 16 luglio.

Le accuse

Nella sua ultima seduta, la corte americana ha affermato che Butina viveva con un 56enne americano, identificato nei documenti come US Person 1, con il quale aveva una “relazione personale”.

Nei documenti si legge che “Butina tratta questa relazione come un semplice aspetto necessario delle sue attività”.

I giudici hanno anche spiegato che la donna non sembra prendere seriamente la sua relazione perché “almeno in una occasione, ha offerto a una persona diversa del sesso in cambio di una posizione all’interno di un’organizzazione di interesse”, probabilmente la lobby delle armi americana.

Butina, detta anche Maria, aveva fondato “Right to Bear Arms”, un gruppo russo per il diritto alla difesa armata personale, grazie al quale si sarebbe infiltrata nella lobby americana delle armi, la National Rifle Association (Nra).

Inoltre, sarebbe entrata a fare parte anche di organizzazioni religiose e del National Prayer Breakfast, un evento interconfessionale ospitato dalla Casa Bianca, con l’intento di condizionare il partito repubblicano per conto del Cremlino.

Secondo il New York Times, la donna avrebbe tentato due volte nel 2016 di architettare un incontro segreto tra Trump e Putin.

Presentandosi come una attivista pro-armi, Butina avrebbe avuto avuto la possibilità di incontrare diversi personaggi. Il suo obiettivo era stabilire “back channel” ovvero canali confidenziali di comunicazione con Mosca.

Robert N. Driscoll, l’avvocato della donna, nega le accuse e definisce la sua cliente solo una “laureata in Relazioni Internazionali con il massimo dei voti presso l’American University di Washington”.

Il legale ha anche detto che la ragazza mesi fa si era sottoposta volontariamente a una lunga audizione presso la commissione Intelligence del Senato.

La donna avrebbe fatto rapporto al Cremlino attraverso un non specificato funzionario russo di alto livello. Potrebbe trattarsi di Alexander Torshin, un ex funzionario della banca centrale russa vicino a Putin e legato alla Nra, da aprile sottoposto a sanzioni. In un evento organizzato dalla Nra a Louisville in Kentucky, l’uomo, insieme a Butina, aveva incontrato il figlio del presidente Trump.

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