In Spagna si sono risvegliati i demoni della dittatura

All'indomani del referendum catalano sull'indipendenza, in Spagna riecheggiano le efferatezze della guerra e della dittatura, le lotte secolari per il controllo della penisola iberica, lo scontro tra due casati aristocratici. Il commento

Di TPI
Pubblicato il 2 Ott. 2017 alle 19:31 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 21:02
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Immagine di copertina
Credit: Fabio Bucciarelli

Poliziotti che sparano proiettili di gomma sui manifestanti, cittadini arroccati nelle scuole presi per i capelli perché lascino il seggio, urne con schede elettorali portate nei luoghi di voto nel silenzio della notte perché non vengano sequestrate, sangue sul volto di cittadini inermi.

All’indomani del referendum per l’indipendenza della Catalogna, la Spagna si risveglia da un incubo che riporta alla luce un passato, quello legato alla guerra civile e alla dittatura, che fatica a digerire.

È Barcellona la città che proprio non riesce a dimenticare e che si presta, ancora una volta, da teatro al conflitto. Da una parte le forze ultra conservatrici risvegliate da una politica poco incline ai compromessi, dall’altra una formazione disomogenea che mischia localismo, campanilismo e populismo a ciò che ancora vive delle aspirazioni repubblicane degli anni Trenta del secolo scorso. Una miscela esplosiva.

La divisione si rispecchia anche nei corpi di polizia: i Mossos de Esquadra, il corpo locale catalano meno incline a seguire alla lettera i rigidi dettami di Madrid, e quelli nazionali, Guardia Civil e Policia Nacional, più ligi agli ordini del governo.

Il dado è tratto, le mosse dei due schieramenti sono state fatte, adesso rimane solo da assistere agli effetti che queste due forze hanno messo in moto. Non si tratta esclusivamente di un conflitto dettato dal desiderio di autodeterminazione di un popolo: negli atti di questi giorni riecheggiano le efferatezze della guerra e della dittatura, le lotte secolari per il controllo della penisola iberica, lo scontro tra due casati aristocratici, gli sforzi per raggiungere ideali utopici.

La Spagna sta per affrontare un periodo cruciale della sua evoluzione. Saranno Rajoy e Puigdemont all’altezza delle nuove sfide a cui sono chiamati? Riusciranno questi due modi di intendere individuo e società a trovare un modo di convivere capace di trascendere una volta per tutte le violenze del passato?

Il passaggio è obbligato, cambiare strada non è più possibile, l’unica cosa che ci si può augurare è che i demoni, troppo a lungo sopiti, sappiano trovare la via della rappacificazione.

* Il commento di Vincenzo Bardo da Barcellona

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