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Clima, migranti, crescita: le sfide e le priorità della nuova Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen

Di Laura Melissari
Pubblicato il 29 Nov. 2019 alle 12:56
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Immagine di copertina

Le sfide e le priorità della nuova Commissione Ue

Il 27 novembre il Parlamento Ue ha dato il suo via libera alla nuova Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen, che entrerà ufficialmente in carica il prossimo 1 dicembre a Palazzo Berlaymont, a Bruxelles. L’esecutivo Ue rimarrà in carica fino al 31 ottobre 2024 e nei prossimi cinque anni avrà il compito di promuovere l’interesse generale dell’Ue, proporne la legislazione e attuarne le politiche e il bilancio dell’Unione.

La Commissione Ue, formata da un commissario per ciascuno stato membro (qui l’elenco completo), è l’organo esecutivo dell’Unione europea (qui abbiamo spiegato cos’è e come funziona).

È il presidente, che per i prossimi 5 anni sarà Ursula von der Leyen, a definire l’indirizzo politico della Commissione Ue, e insieme ai commissari decide gli obiettivi strategici e delinea il programma annuale di lavoro.

Nel suo discorso davanti al Parlamento riunito in plenaria a Strasburgo prima del voto definitivo, la presidente ha delineato le sue priorità in vista del prossimo quinquennio e ha incassato il sì di 461 eurodeputati, il no di 157 e l’astensione di altri 89 membri del Pe, ottenendo un consenso più ampio della precedente commissione Juncker.

“Abbiamo costruito un’equipe europea eccezionale, oggi chiedo il vostro sostegno per un nuovo inizio per l’Europa”, ha detto la presidente eletta della Commissione europea Ursula von der Leyen in plenaria al Parlamento europeo. “Nei prossimi 5 anni la nostra unione porterà avanti una trasformazione di società e economia, è la cosa giusta da fare e non sarà semplice”. Ecco dunque quali sono gli ambiti e le sfide che attendono Ursula von der Leyen e gli altri 26 commissari:

Ambiente ed emergenza climatica

Ursula von der Leyen ha tra i suoi obiettivi principali una risposta ai cambiamenti climatici. “La protezione del nostro clima è una questione esistenziale per l’Europa e per tutto il mondo e non potrebbe essere altrimenti. Vediamo Venezia sott’acqua, le foreste in Portogallo colpite da incendi, la siccità in Lituania; è successo anche in passato, ma non possiamo perdere neanche un secondo, dobbiamo lottare contro il cambiamento climatico”, ha detto prima del voto di fiducia a Strasburgo il 27 novembre 2019.

Le buone intenzioni di von der Leyen dovrebbero trovare forma nel pacchetto sul cosiddetto Green New Deal su cui il neo esecutivo vuole lavorare nei primi cento giorni del suo mandato. “Nei primi 100 giorni del mio mandato proporrò un Green Deal europeo. Esso includerà la prima normativa europea sul clima volta a sancire nella legge l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050”, aveva già detto nei giorni della sua elezioni a luglio von der Leyen.

Quella del clima sembra essere una priorità di tutte le istituzioni europee, almeno negli intenti. Gli stessi deputati con una risoluzione sui cambiamenti climatici hanno chiesto alla nuova presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen di includere nel Green Deal europeo un obiettivo di riduzione del 55% delle emissioni di gas serra entro il 2030.

L’Europarlamento il 28 novembre 2019 ha proclamato l’emergenza climatica ed ambientale in Europa e nel mondo, chiedendo a gran voce che l’Unione europea si impegni alla Conferenza delle Nazioni Unite COP25 per una riduzione a zero delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2050.

Uno dei primi impegni per la presidente eletta Ursula von der Leyen sarà la partecipazione lunedì a Madrid alla conferenza sul clima Cop25, che si terrà dal 2 al 13 dicembre 2019.

Migrazione e riforma di Dublino

Il tema dei migranti, che ha rappresentato una delle questioni più spinose dello scorso quinquennio, va trattato in modo “umano, efficace ed esaustivo”, ha avvertito von der Leyen, con ogni Stato membro chiamato a “mostrare solidarietà”. Dopo l’esplosione della crisi migratoria del 2015, l’Europa è stata accusata a più riprese di non avere né una strategia né delle linee guida efficaci per una corretta politica migratoria, che non lasci i paesi di primo approdo da soli ad affrontare le sfide dell’accoglienza e dell’integrazione.

“L’Europa sarà sempre un riparo per coloro che hanno bisogno di protezione internazionale. È nel nostro interesse che coloro che rimangono siano integrati nella nostri società, ma dobbiamo anche far si che coloro che non hanno il diritto di rimanere ritornino in patria. Dobbiamo spezzare questo modello crudele dei trafficanti e dobbiamo riformare i nostri sistemi di asilo senza dimenticare i valori di solidarietà e responsabilità”, ha detto la neo presidente.

“Sono convita che la migrazione sarà un fenomeno che resterà, il nostro ruolo in quanto Ue, è quello di sviluppare un concetto globale per affrontare la migrazione”, ha aggiunto von der Leyen, che ha citato poi la riforma di Dublino. “La riforma di Dublino è ancora una priorità e fa parte del pacchetto migrazione che presenteremo immagino a fine primo del trimestre o all’inizio del secondo trimestre del prossimo anno”. Lo ha assicurato la presidente eletta Ursula von der Leyen. La riforma di Dublino è al cuore di tutto il pacchetto” migrazioni, ha aggiunto.

Da anni si ripete la necessità di riformare il regolamento di Dublino, quello che prevede che i migranti possano fare richiesta di asilo nel primo stato Ue in cui approdano, senza psossibilità di reiterarla in altri paesi. Un principio del genere fa sì che i paesi di primo approdo, quelli più interessati dalle tratte migratorie per la loro posizione geografica, siano quelli su cui grava il peso maggiore della gestione dei flussi. È per questo che paesi come l’Italia in primis, ma anche Malta o i paesi dei Balcani, chiedono con urgenza la riforma.

Che cos’è il regolamento di Dublino

Crescita, investimenti e sviluppo sostenibile

Una sfida imprescindibile sarà quella della crescita, come ha detto lo stesso commissario Ue agli Affari economici, Paolo Gentioloni. “C’è molto da cambiare e da fare per rilanciare la crescita in Europa, per renderla più sostenibile sul piano ambientale e sul piano sociale. Priorità assoluta sarà la crescita. La flessibilità è necessaria, fa parte delle nostre regole, ma certamente non è sufficiente. Una straordinaria priorità dei prossimi anni deve essere quella degli investimenti e di regole che facilitino gli investimenti, soprattutto in campo ambientale”, ha detto Gentiloni.

Gentiloni e von der Leyen sembrano essere molto in sintonia. “Ogni Stato membro dell’Ue si è impegnato per gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu. Paolo Gentiloni gestirà il raggiungimento degli obiettivi ne è convinto e io credo in lui”, ha detto la presidente eletta.

“Penso sia molto importante trovare un giusto equilibrio tra conti pubblici solidi, di cui c’è ovviamente bisogno, e gli investimenti per cui c’è abbastanza spazio. Sono consapevole del fatto che questa Unione Europea ha bisogno di investimenti nel futuro”, ha detto von der Leyen.

Sul tema è intervenuto anche Massimiliano Smeriglio, eurodeputato eletto col Pd, che ha detto: “Abbiamo votato convintamente per Ursula Von Der Leyen, per il Green New Deal, per il salario minimo, per nuove politiche del lavoro, per i diritti. L’Europa deve tornare ad essere percepita come utile e vicina ai cittadini. Non abbiamo moltissimo tempo e dobbiamo mettere in campo politiche redistributive per contrastare gli effetti delle crisi economiche e finanziarie degli ultimi anni, incentivando nuove politiche d’inclusione”.

Per quanto riguarda l’aspetto del sistema finanziario, von der Leyen ha sottolineato che “l’unione bancaria deve essere completata per rafforzare il nostro sistema finanziario e renderlo più resiliente, ho affidato questo compito a Valdis Dombrovskis la persona più giusta per questo compito”.

Le sfide della commissione Ue: il nodo Brexit

Tra le priorità principali, sia dal punto di vista dell’importanza che dell’imminenza, c’è quello dell’uscita del Regno Unito dall’Europa. Il prossimo 31 gennaio 2020 si aprirà una fase delicatissima per l’Europa, che dovrà fronteggiare gli effetti della Brexit, e impegnarsi in negoziati e trattative per rendere il meno problematico possibile lo strappo britannico. A ottobre di quest’anno Boris Johnson e i leader Ue hanno negoziato l’accordo di uscita, che dovrà essere votato dal parlamento britannico che uscirà dalle elezioni del 12 dicembre, ma rimane comunque lo spettro del No deal a intimorire il continente.

La neopresidente ha citato Brexit nel suo discorso al parlamento, dicendosi una remainer convinta. “Un membro della nostra famiglia intende lasciare la nostra Unione e io non ho mai sottaciuto che sarò sempre una remainer. Ma rispetteremo la decisione dei britannici e troveremo sempre delle soluzioni alle sfide comuni, ma qualsiasi cosa serba il futuro per noi il legame e l’amicizia dei nostri popoli non possono essere spezzati”, ha detto.

Allargamento della Ue

Negli ultimi vertici europei non è stato raggiunto alcun accordo sull’avvio dei negoziati per l’adesione all’Ue di Albania e Macedonia del Nord. La trattativa tra i leader si è prolungata a causa dell’acceso confronto tra i paesi contrari e quelli favorevoli, tra cui l’Italia. La maggioranza dei paesi Ue era a favore dell’apertura dei negoziati di adesione ma serviva un’unanimità, che però non c’è stata, a causa del voto contrario di Francia, Danimarca e Paesi Bassi. La questione dell’allargamento rimane ancora in sospeso. Non si tratta di una prerogativa della Commissione Ue, ma come ha detto von der Leyen, “bisogna convincere i membri del Consiglio. Sono convinta che è nel nostro interesse strategico avvicinare a noi il più possibile i Balcani occidentali, Macedonia e Albania, due paesi ai quali abbiamo chiesto molte cose”.

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