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Home » Esteri

La Scozia ora vuole rimanere nell’Ue a tutti i costi

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Si torna anche a discutere l'ipotesi di un secondo referendum per l’indipendenza dal Regno Unito

Il governo scozzese intende avviare “colloqui immediati” con le istituzioni comunitarie e con gli stati membri per tutelare l’appartenenza della Scozia all’Unione europea e si prepara a un possibile secondo referendum per l’indipendenza dal Regno Unito, “altamente probabile” dopo il voto sulla Brexit.

“Siamo determinati ad agire con decisione per difendere gli interessi e l’unità del popolo scozzese”, ha dichiarato sabato 25 giugno Nicola Sturgeon, first minister della Scozia e leader del partito nazionalista Scottish National Party. 

Nel referendum del 2014, il 55 per cento dei cittadini votò contro l’indipendenza di Edimburgo. In due anni, secondo i sondaggi, non ci sono stati sostanziali cambiamenti nell’opinione degli elettori.

Tuttavia, secondo alcuni politici dello Scottish National Party, i cittadini votarono contro l’indipendenza proprio per non perdere il posto nell’Unione europea. E infatti, nel referendum sulla Brexit, il 62 per cento degli scozzesi ha votato Remain, a differenza della maggioranza degli elettori del Regno Unito. 

Al termine di una riunione di gabinetto a Edimburgo, Sturgeon ha annunciato che la Scozia non permetterà che la sua appartenenza all’Unione europea venga meno prima di “aver esplorato tutte le possibili opzioni” e che cercherà di trovare in patria e all’estero il supporto più ampio affinché sia mantenuta.

Nei prossimi giorni, ha spiegato, sarà nominata una commissione consultiva formata da giuristi, economisti e diplomatici per analizzare la varie ipotesi procedurali e sostanziali. 

La leader del partito nazionalista ha quindi confermato che saranno predisposte norme con le quali rendere possibile la convocazione di un secondo referendum sull’indipendenza dal Regno Unito, anche se ha chiarito che “è ancora troppo presto per dire quando la consultazione avrà luogo”.

L’indipendenza della Scozia segnerebbe la fine di tre secoli di storia condivisa all’interno del Regno Unito e di un’altra unione economica, dopo il divorzio in corso tra Gran Bretagna e Unione europea.

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