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Continuano le violenze a Delhi: musulmani perseguitati a causa della nuova legge di cittadinanza

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Quarto giorno consecutivo di scontri a Nuova Delhi. La città è devastata dalle violenze che vedono coinvolti indù e musulmani. La causa? La legge sulla cittadinanza che il presidente Modi ha fatto approvare al parlamento indiano a dicembre. I dati ufficiali parlano di quasi 200 feriti e 25 morti, ma il bilancio è destinato a salire.

Gli scontri, cominciati domenica 23 febbraio 2020, hanno portato un’ondata di violenza che non si vedeva da decenni nel paese. Il motivo scatenante è la nuova legge sulla cittadinanza, voluta dal partito induista di destra nazionalista a cui fa capo il premier Modi. Quest’ultima, approvata a dicembre e definita dalle Nazioni Unite “profondamente discriminatoria”, concede asilo politico ai migranti da paesi confinanti solo a patto che non siano musulmani. Rendendo l’appartenenza religiosa un requisito per l’accesso e discriminando la minoranza musulmana, la legge vìola gli articoli della Costituzione che sanciscono l’uguaglianza dei cittadini e ne vietano la discriminazione su base religiosa.

Sono ormai tre mesi che continuano le manifestazioni in India. In questi giorni sono stati registrati scontri in diverse zone della città ad alta popolazione musulmana. Ieri una folla di 500 indù ha fatto irruzione in una moschea nel quartiere di Ashok Nagar, nella zona ovest di Delhi. Dopo aver issato una bandiera indù sul minareto le hanno dato fuoco. Molti musulmani sono fuggiti dalle loro case per paura della violenza. 

I dati ufficiali parlano di 25 morti. Più di 200 persone si sono recate negli ospedali con ferite d’arma da fuoco, bruciature da acido, pugnalate e ferite da percosse e colpi di pietra. Molte delle vittime sono morte perché, per sfuggire alle aggressioni, sono saltate dai palazzi

Inaudita violenza anche da parte della polizia: un video postato su Twitter dall’organizzazione Doam mostra alcune persone ferite a terra costrette a cantare l’inno nazionale mentre vengono prese a bastonate. Ieri una manifestazione studentesca che chiedeva di limitare la violenza in città, tenutasi fuori dalla residenza del primo ministro Arvind Kejriwal, è stata sedata con cannoni ad acqua. Ora Kejriwal ha convocato l’intervento dell’esercito.

“In 35 anni – riporta una fonte anonima al The Guardian – non ho mai visto una situazione del genere. Indù e musulmani hanno sempre vissuto in pace qui. Celebravamo Eid (il primo giorno d’interruzione del Ramadan) e Diwali (la festa delle luci) insieme. Ma qualunque tipo di pace avessimo ora non c’è più”.

I quattro giorni di proteste, e violenze, sono avvenute in concomitanza con la visita del presidente Donald Trump nel paese. E mentre a Delhi morivano 25 persone Trump ha lodato Modi come sostenitore e promotore della “libertà di culto”.

Leggi anche: 

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