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Cosa rivela il rapporto di Human Rights Watch sulle armi chimiche ad Aleppo

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Il regime di Assad ha utilizzato armi al cloro per prendere la città. L'appello dell'ong al Consiglio di sicurezza Onu per l’approvazione di sanzioni contro Damasco

L’Ong Human Rights Watch (Hrw) ha diffuso un rapporto in cui accusa il governo siriano di aver usato armi al cloro durante l’offensiva su Aleppo dal 17 novembre al 13 dicembre 2016.

Gli attacchi sarebbero stati almeno otto e avrebbero provocato la morte di nove civili, tra cui quattro bambini e l’intossicazione di oltre duecento persone.

“L’uso di armi al cloro rientrava nell’ambito di una strategia militare programmata dal regime che puntava alla riconquista di Aleppo e non sarebbe quindi opera di criminali isolati”, ha dichiarato Ole Solvang, vicedirettore delle emergenze di Hrw. “Il Consiglio di sicurezza dell’Onu non dovrebbe permettere né alle autorità siriane né a nessun altro soggetto di usare armi chimiche senza pagarne le conseguenze”.

Il report indica che secondo attivisti e operatori sanitari il numero di attacchi sarebbe più alto, con 12 episodi denunciati. Ospedali, quartieri residenziali, abitazioni private sarebbero stati presi di mira dagli ordigni. L’attacco più intenso si sarebbe verificato il 20 novembre 2016 sul quartiere Sakhour, con sei membri della stessa famiglia, tra cui quattro bambini, rimasti uccisi.

“La gola brucia, come se prendesse fuoco. Non riesci più a deglutire, né a respirare”, racconta un sopravvissuto. “Ti senti nauseato, gli occhi bruciano e non sono più in grado di controllare le lacrime. Alla fine non si riesce più a respirare. Non è come avere il naso o la bocca bloccati, è come se nel tuo corpo non ci fosse più aria”.

Hrw ha rivolto un nuovo appello al Consiglio di sicurezza per l’approvazione di sanzioni contro i membri del regime di Damasco responsabili di questi attacchi. Non ci sarebbero le prove di un coinvolgimento russo, nonostante il pieno sostegno militare di Mosca all’offensiva su Aleppo.

L’Ong aveva già pubblicato report sull’uso delle armi chimiche in Siria a maggio 2014, giugno 2015 e settembre 2016.

Sul tavolo dei negoziati che inizieranno a Ginevra il prossimo 20 febbraio, si dovrà discutere anche delle armi non convenzionali che continuano a essere usate in Siria.

“La storia mostra che i negoziati di pace che non prevedano una condanna per i crimini passati sono spesso fragili”, ha dichiarato Solvang. “Accertare le responsabilità per attacchi chimici sarebbe un buon punto di partenza. Quasi tutto il mondo conviene che la guerra chimica è talmente spregevole da dover essere messa al bando”, ha aggiunto il vice direttore Hrw .

“Permettendo al governo siriano di violare in modo palese e impunemente questo divieto si rischia di condonare gli attacchi e di compromettere uno degli accordi più importanti contro il divieto di armi chimiche, aprendo la strada ad altri Paesi di agire nello stesso modo”.

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