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Il referendum sul matrimonio gay in Irlanda

L'Irlanda potrebbe essere il primo Paese al mondo ad approvare il matrimonio tra persone dello stesso sesso con un voto popolare

Di Vittoria Vardanega
Pubblicato il 22 Mag. 2015 alle 16:46 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 11:25
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Immagine di copertina

Aggiornamento: i risultati ufficiali del referendum sul matrimonio tra persone dello stesso sesso in Irlanda indicano che il  ha vinto con il 62 per cento dei voti.

Venerdì 22 maggio i cittadini irlandesi decideranno tramite referendum se estendere o meno alle coppie omosessuali il diritto di unirsi in matrimonio. 

L’Irlanda è il primo Paese al mondo che affida questa decisione al voto popolare tramite referendum. Molti Paesi hanno introdotto le nozze gay nell’ordinamento giuridico semplicemente cambiando la legge.

Nonostante la costituzione dell’Irlanda, che può essere modificata solamente tramite referendum nazionale, non definisca esplicitamente il matrimonio come l’unione tra un uomo e una donna, una semplice legge sulle nozze gay potrebbe comunque essere impugnata di fronte alla Corte suprema.

L’omosessualità è stata depenalizzata in Irlanda solamente nel 1993, poco più di vent’anni fa, in seguito a una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. 

Dal 2010 in Irlanda sono state legalizzate le unioni civili, che garantiscono un riconoscimento legale per le relazioni delle coppie omosessuali.

Tuttavia, ci sono alcune importanti differenze tra le unioni civili e il matrimonio. In particolare, solamente i matrimoni sono protetti dalla costituzione, il che significa che la legge sulle unioni civili potrebbe essere abrogata, nello stesso modo in cui è stata approvata, ovvero tramite la legislazione ordinaria.

Tutti i partiti politici nel parlamento irlandese sostengono il “Sì” al referendum sulle nozze gay, e i sondaggi sembrano prevedere un voto popolare favorevole.

Nonostante l’Irlanda sia un Paese tradizionalmente conservatore e a forte maggioranza cattolica, dagli anni Settanta a oggi nel Paese si è verificato un rapido cambiamento sociale e politico.

La Chiesa cattolica, un tempo protagonista della scena politica del Paese, e alcuni gruppi religiosi della società civile hanno guidato la campagna per il “No”. Ma l’influenza della Chiesa è diminuita negli ultimi decenni, anche in seguito ad alcuni scandali in merito all’abuso di bambini. 

Tuttavia, secondo un sondaggio della BBC il 35 per cento della popolazione guarda ancora alla Chiesa per orientarsi al voto.

La campagna per il “Sì” è stata organizzata dal gruppo di attivisti Yes Equality, e lo stesso primo ministro irlandese Enda Kenny, cattolico praticante e leader del partito conservatore Fine Gael, ha dichiarato di essere favorevole alle nozze gay.

Il clima che ha accompagnato il voto popolare è stato meno teso e conflittuale rispetto alle precedenti campagne per il referendum sul divorzio del 1995 – che è passato con poco più del 50 per cento di voti favorevoli – e soprattuto rispetto ai cinque referendum irlandesi sull’aborto, tema estremamente controverso e molto dibattuto nel Paese.

Nonostante i progressi e la modernizzazione avvenuti in Irlanda, l’aborto è ancora illegale, a meno che non sia necessario per salvare la vita della madre. 

— Leggi: Anche se stuprate, non possono abortire 

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