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In Polonia se vai contro l’estrema destra, muori. Parola di una giornalista polacca a TPI

Di Katarzyna Pia
Pubblicato il 17 Gen. 2019 alle 10:01 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 19:04
Immagine di copertina

Varsavia- L’omicidio avvenuto in Polonia la scorsa domenica è un fatto gravissimo . L’uccisione a coltellate del 53enne sindaco liberale di Danzica, Pawel Adamowicz, ha lasciato la Polonia in stato di shock  e ha sollevato interrogativi sulla sua società profondamente divisa e sul dibattito politico ormai diventato tossico.

Per me non era una persona qualsiasi, lo conoscevo da molto tempo, sono oltre 20 anni che lavorava in politica e ho avuto la fortuna di incontrarlo. Da sempre è stato una persona attiva, che si è battuta per i diritti umani. Il sindaco di Danzica era la figura che teneva in equilibrio la Polonia, con la sua opposizione all’attuale partito al potere, il partito di Legge e Giustizia (Pis).

Adamowicz non si vergognava ad andare in giro con la bandiera arcobaleno in un paese che odia i gay, era qualcuno che si definiva femminista in una nazione dove l’aborto è negato e pro migranti proprio dove si parla di ergere muri. Era pronto ad accogliere e includere tutte le minoranze. Quindi mi identifico in lui, con i suoi valori progressisti.

L’immigrazione in Polonia sfora lo zero per cento, ma Adamowicz veniva attaccato costantemente per le sue parole sui migranti. Perché? È semplice: è una paura storica. La Polonia è un paese prevalentemente bianco e di maggioranza cattolica e le persone sono da sempre state molto spaventate dall’immigrazione, dal diverso. Anche dai flussi di migranti ucraini che vorrebbero entrare nel paese proprio negli ultimi mesi, dopo il conflitto russo-ucraino.

Ora la parola “immigrazione” è una pistola politica in mano alla destra estrema.

Anche se l’assassino del sindaco di Danzica non è sano psicologicamente, ed è stata accertata la sua “infermità mentalmente”, non si può negare che sia colpa del clima di odio l’essere arrivati a tanto. Le modalità e le fake news usate dal Pis rendono anche la violenza una cosa normale.

A dire il vero, Jarosław Aleksander Kaczyński, il leader del Pis, non è molto diverso dal vice premier italiano Matteo Salvini, la base di populismo è la stessa e non stento a credere quando i due leader dicono di voler “creare un partito sovranista comune in Europa”.

Qui il racconto dell’ultima visita di Matteo Salvini in Polonia

In Polonia la società si è polarizzata: da una parte le città, dall’altra le campagne. Da una parte i più ricchi, istruiti, europeisti, che abitano nelle maggiori metropoli come Varsavia o Cracovia. Quelle persone che credono negli stessi valori progressisti di Adamowicz. Poi ci sono le campagne, le zone rurali, dove le persone sono molto povere.

E il populismo è così popolare perché la parte marginalizzata, che non ha abbastanza soldi per sfamare la propria famiglia è facilmente manipolabile. I populisti conoscono bene e gestiscono la loro frustrazione, ce l’hanno nelle loro mani e ci fanno quello che vogliono. Finché la società sarà divisa, questo governo funzionerà.

Ad aiutare il populismo, c’è anche la censura in Polonia. Adesso arrivati agli estremi con la morte di Adamowicz, se vai contro la destra estrema, muori.

I media nazionali sono ormai media di propaganda. TVP (Polish Television) e Polskie Radio (the Polish Radio) trasmettono solo notizie filo governative, con un giornalismo asservito al potere.

Il partito al governo della Polonia PiS e le istituzioni statali vogliono intimidire i media critici, succede continuamente. Per esempio, la Banca nazionale polacca vuole che gli articoli sulla corruzione nel settore finanziario siano cancellati online.

Solo nel 2018, il PiS al potere e altri organi statali hanno sollevato problemi legali ad oltre 50 giornalisti. Hanno fatto causa con richieste di scuse e risarcimenti, spesso per migliaia di euro. Reporter without borders ha anche ripreso la Polonia per mancanza di libertà di parola e informazione, ma non è servito quasi a niente.

Dentro il Rojava, guerra di Siria

Ci sono solo due blocchi in guerra nel mondo dell’informazione: i media pro-governo e la controinformazione. Quest’ultima rischia ogni giorno la censura e le ritorsioni e, venendo definita faziosa, non riesce a raggiungere il grande pubblico.

La Polonia è passata dal comunismo al capitalismo selvaggio, non c’è un’identità ben definita ancora. E questo la rende un terreno fertile per i sovranisti. Con il loro linguaggio e modo di fare politica riescono a legittimare anche la negazione dei diritti umani, la situazione è molto seria.

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È un momento di grandi traumi quello che stiamo attraversando. La trasformazione è disorientante. Ma qualcosa sta cambiando: con le “Black protests” contro l’attuale legge sull’aborto o le associazioni pro migranti. Paradossalmente questa era di autoritarismo e repressione potrebbe trasformarsi in un’opportunità per svegliare le persone pigre.

Se non facciamo qualcosa come generazione, saremo responsabili quanto chi sta uccidendo. Non sarà l’ultima morte, se non blocchiamo questa ondata d’odio. E avremo le mani sporche di sangue, esattamente come gli assassini.

Il commento dalla Polonia per TPI e di Katarzyna Pia, giornalista freelance e artista che vive a Varsavia. Si occupa di diritti umani, immigrazione e cultura con una prospettiva europea. 

La traduzione è a cura di Veronica Di Benedetto Montaccini.