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Dove è finito il tempo libero che ti sembra di aver perso negli ultimi anni

Adam Alter, uno psicologo della New York University, ha scoperto come pc e smartphone hanno cambiato negli ultimi anni le ore che dedichiamo al tempo libero

Di TPI
Pubblicato il 22 Mag. 2017 alle 19:10 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 01:06
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Immagine di copertina

Può spesso capitare di confessare, o di sentir parlare i nostri amici, che ci sembri di non avere mai tempo per la nostra vita extra-lavorativa, sia che si parli di sport, che di vita sociale, che di recuperare le ultime serie televisive.

Se questa sensazione è così diffusa, forse non si tratta solo di un’illusione. Adam Alter, uno psicologo della New York University, ha presentato recentemente a una Ted Conference i risultati dei suoi studi sul tempo libero. E in effetti qualcosa è cambiato negli ultimi anni.

Per rendersene conto basta guardare un grafico presentato dal professor Alter, in cui si mostra la suddivisione delle 24 ore della giornata media di un cittadino statunitense in tre anni diversi: il 2007, il 2015 e il 2017.

I segmenti azzurri rappresentano il sonno, il lavoro, il tempo dedicato al pendolarismo e la sopravvivenza (cose come l’igiene personale e i pasti), che nel corso del tempo sono rimasti invariati occupando circa due terzi della giornata-tipo.

Il segmento che ha variato di molto la sua ampiezza è invece quello rosso, che rappresenta il tempo speso di fronte a uno schermo, che a sua volta influenza lo spazio bianco, quello per il vero e proprio tempo libero.

Alter spiega che il tempo trascorso davanti agli schermi è difficile da contenere perché, a differenza di un giornale o di un libro, non raggiunge una “fine naturale” come il termine di un capitolo, ma possiamo aggiornare continuamente le notizie e continuare a perdere tempo.

Alter suggerisce di cercare di trovare dei momenti in cui liberarsi dal telefono, che si tratti di mettere il telefono da parte durante la cena o in modalità aereo durante il fine settimana, favorendo la vita sociale.

D’altronde, come ha osservato la scrittrice Annie Dillard nel suo libro del 2013 The Writing Life: “Come trascorriamo le nostre giornate è come trascorriamo le nostre vite”.

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