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Home » Esteri

Perché pensiamo di essere più gentili e belli di quanto in realtà non siamo

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Da uno studio della Goldsmiths University of London, il 98 per cento della popolazione si considera più bello e più gentile della media

Siamo portati a sopravvalutarci. È quello che emerge da una ricerca del Goldsmiths University of London. Il 98 per cento della popolazione si considera infatti più bello e più gentile della media, secondo quanto riferisce al quotidiano britannico The Guardian Jonathan Freeman, professore di psicologia che ha condotto lo studio per la compagnia aerea Monarch.

Freeman aveva chiesto ai partecipanti alla ricerca di valutare la propria gentilezza e bellezza, chiedendo loro di rispondere a delle domande specifiche sulla propria generosità, ad esempio sul fatto se si è mai donato il sangue a sconosciuti, quanto spesso si cede il posto sull’autobus a una persona anziana, o se si dona tempo e denaro per beneficenza e cose del genere.

“C’è una desiderabilità sociale evidente nelle persone a pensare se stessi come gentili, ma non è così semplice”, afferma Freeman.

Siamo portati a lusingarci, e ingannarci, in vari modi. In uno studio delle università di Chicago e della Virginia ai partecipanti erano state mostrate delle foto di se stessi, di cui alcune modificate per rendere la persona più attraente e meno attraente di quanto non fosse nella realtà.

Quando è stato chiesto di identificare l’immagine corrispondente alla realtà, i ricercatori hanno notato che le persone tendevano a identificarsi nella foto modificata che li ritraeva nella maniera più attraente. Eppure quando venivano mostrate le immagini di terze persone, i partecipanti erano in grado di selezionare come veritiera la foto non modificata.

Secondo molti studi psicologici questo effetto può essere definito come tendenza a considerarsi “sopra la media”, e si può applicare a qualsiasi ambito, come ad esempio la percezione di quanto siamo bravi a guidare. Oltre il 90 per cento dei conducenti di auto si è detto più capace a guidare della media.

Secondo alcuni psicologi, il miglior rimedio contro questo inconsapevole inganno nei confronti di noi stessi è il feedback altrui. Eppure anche in questo caso le cose si complicano.

Margarita Mayo, docente di leadership alla Business School di Madrid, alla fine di ogni trimestre ha chiesto agli studenti di valutare le capacità di leadership di se stessi e dei propri compagni. È emerso che le valutazioni nei confronti dei compagni erano meno generose di quelle verso se stessi a inizio anno.

Ma poi, con il trascorrere dei mesi, le valutazioni nei confronti di se stessi venivano riviste al ribasso, in particolare tra le donne.

Le donne hanno infatti mostrato col tempo di riuscire a ridimensionare la consapevolezza di sé. Secondo Mayo, questa è però un’arma a doppio taglio: se da una parte è un bene che le donne non tendano a sopravvalutarsi, questo potrebbe essere un danno in termini di progressione di carriera.

La docente ha esaminato gli effetti del narcisismo nei luoghi di lavoro. “I leader narcisisti riescono a migliorare la propria posizione in azienda in modo più rapido, ma i leader umili tendono ad essere più creativi ed efficaci”.

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