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Pedofilia virtuale

Oltre 20mila pedofili hanno chiesto prestazioni sessuali in chat alla piccola Sweetie. Ma lei era una bambina virtuale

Di Giovanna Carnevale
Pubblicato il 5 Nov. 2013 alle 10:10 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 19:30
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Immagine di copertina

Sweetie è una bambina virtuale, ma i pedofili che l’hanno contattata in chat chiedendole prestazioni sessuali davanti alla webcam non lo sapevano.

Grazie allo stratagemma messo in atto da Terre des Hommes, un’associazione olandese per i diritti umani, mille uomini adulti sono stati identificati mentre cercavano di sottoporre Sweetie a un abuso virtuale. I loro dati personali sono stati consegnati da Terre des Hommes alla polizia.

Più di ventimila, invece, sono quelli che in due mesi e mezzo hanno conversato con Sweetie in chat, ma di loro non si è potuti risalire all’identità.

L’esperimento dell’associazione olandese ha dimostrato quanto sia diffuso il fenomeno noto con il nome di Webcam Child Sex Tourism (Wcst). Favorita dall’uso sempre più massiccio di internet e di siti che permettono di mettersi in contatto con qualsiasi persona di qualsiasi Paese, la pedofilia online si sta diffondendo molto rapidamente in tutto il mondo. I bambini finiscono spesso vittime delle richieste di uomini adulti, che pagano e dirigono gli atti sessuali dall’altra parte dello schermo del computer.

Secondo le Nazioni Unite, ogni giorno sono connessi ad internet circa 750mila pedofili. Il problema più grande, però, è che la polizia non può intraprendere azioni contro di loro fino a quando la vittima di un abuso non trova il coraggio di sporgere denuncia.

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