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Home » Esteri

In Messico vengono commessi 69 omicidi al giorno

Immagine di copertina
Credit: Afp

Con 20.878 omicidi accertati nei primi dieci mesi, il 2017 si avvia a diventare l'anno più sanguinoso dal 1997, anno in cui il governo ha cominciato a raccogliere dati sulle violenze

Con ben 2.371 indagini aperte su casi di omicidio, il mese di ottobre sarà ricordato come uno dei più sanguinosi degli ultimi due decenni in Messico.

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La cifra record, diffusa dal ministero dell’Interno di Città del Messico e riportata da Reuters, va a sommarsi ai già impressionanti numeri annuali – la maggior parte dei quali relativi a casi mai risolti – destinati a diventare i peggiori mai registrati nel paese dell’America centrale.

Dall’inizio del 2017, infatti, le persone uccise sono già arrivate a 20.878. Una media di 69 omicidi al giorno in tutto il Messico; sei in più rispetto a quella del 2011, l’anno più violento mai registrato dal 1997, quando il governo decise di rendere pubblici i dati relativi ai crimini commessi nel paese.

In molti credono che una parte di responsabilità per questa esplosione di violenze e omicidi sia nelle mani del presidente Enrique Pena Nieto, il cui sostanziale fallimento nel contenere la sempre più aspra guerra tra i cartelli del narcotraffico ha abbassato considerevolmente le sue possibilità di vittoria alle elezioni presidenziali in programma nel luglio 2018.

Una situazione la cui estrema gravità è stata riconosciuta dallo stesso Pena Nieto, che in un discorso tenuto poche settimane fa riportato da Reuters ha detto: “Bisogna dirlo: non siamo ancora soddisfatti e dobbiamo fare molti passi avanti per ottenere qualcosa in più. La sicurezza deve restare una priorità massima per il governo.”

Pena Nieto ha accusato alcuni settori della società messicana di sminuire gli sforzi compiuti dall’esercito e dalla polizia per arginare la violenza, definendo “prepotente” il loro atteggiamento nei confronti delle istituzioni.

Parole che hanno raccolto pesanti critiche nei confronti del presidente messicano, la cui bassa popolarità ha aperto un dibattito all’interno del suo Partito rivoluzionario istituzionale (PRI) sull’eventualità di sostituirlo con l’attuale ministro delle Finanze, Jose Antonio Meade, nelle elezioni dell’anno prossimo.

 

 

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