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Le organizzazioni umanitarie interromperanno la collaborazione con l’Onu in Siria

"Abbiamo poche speranze che la risposta umanitaria dell'Onu possa operare in modo indipendente delle priorità del governo siriano", hanno scritto 73 ong preoccupate

Di TPI
Pubblicato il 8 Set. 2016 alle 18:48 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 18:04
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Immagine di copertina

Le organizzazioni umanitarie attive in Siria hanno annunciato che sospenderanno la collaborazione con le Nazioni Unite a causa della troppa influenza di Assad nella gestione dei soccorsi. Sospenderanno inoltre la condivisione delle informazioni per protesta. 

73 gruppi hanno infatti chiesto un’indagine immediata e trasparente sulle operazioni di soccorso in Siria, preoccupate per la pressione che il presidente Assad sta esercitando. 

In una lettera alle Nazioni Unite, i 73 gruppi hanno chiarito che non potevano più tollerare la “manipolazione dei soccorsi umanitari da parte degli interessi politici del governo siriano che priva altri cittadini siriani nelle zone assediate di tali programmi”.

I gruppi principali in questa alleanza di Ong sono la Syrian American Medical Society (Sams) e la Syrian Civil Defence, anche conosciuta come White Helmets. 

Questo ultimatum arriva al culmine della frustrazione intorno alla consegna dei convogli umanitari nelle zone assediate del paese. 

La scorsa settimana, il Guardian aveva rivelato che l’Onu ha assegnato contratti per un valore di decine di milioni di dollari ad alcune persone strettamente legate ad Assad, tra cui imprenditori le cui aziende sono sottoposte a sanzioni da parte dell’Unione europea e degli Stati Uniti.

Le organizzazioni non governative hanno informato l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) delle loro preoccupazioni in una riunione avvenuta oggi pomeriggio in Turchia. 

La decisione di ritirarsi dall’intero programma di aiuti in Siria, dove le organizzazioni condividono informazioni sulla consegna degli aiuti, significa in pratica per le Nazioni Unite perdere il controllo di tutto ciò che sta accadendo nel nord della Siria e nelle aree controllate dall’opposizione, dove le ong fanno la maggior parte del loro lavoro.

Nella lettera i gruppi hanno scritto: “Il governo siriano ha interferito con la fornitura di assistenza umanitaria più volte, come nel blocco degli aiuti alle zone assediate, nella rimozione dell’assistenza medica dai convogli, nella marginalizzazione di altri attori umanitari nelle fasi di progettazione e risposta alle crisi”. 

Le ong hanno spiegato nella loro lettera di essere preoccupate non soltanto nei confronti delle Nazioni Unite, ma anche della Mezzaluna Rossa, che lavora a stretto contatto con l’Onu.

La lettera prosegue: “non siamo fiduciosi che le agenzie delle Nazioni Unite con sede a Damasco o la Mezzaluna saranno in grado di intraprendere azioni concrete per rispondere alle violazioni dei diritti umani in Siria in modo da proteggere il popolo siriano. Abbiamo poche speranze che la risposta umanitaria delle Nazioni Unite possa operare in modo indipendente delle priorità politiche del governo siriano”.

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