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Obesi per la tv

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Passano ore davanti a uno schermo. Si muovono poco. Sono gli screenagers, i bambini americani a rischio di obesità

Trascorrere troppe ore davanti a uno schermo, nonostante una vita attiva e una regolare attività sportiva, causa il sovrappeso di numerosi giovani. La psicologa infantile australiana Rachael Sharman ha analizzato l’attività fisica, la massa corporea e il tempo trascorso di fronte a un monitor di 144 bambini fra i 5 e i 13 anni di età. La ricerca ha evidenziato che – a parità di esercizio fisico – i bambini con un peso nella norma passano circa due ore in meno alla settimana tra tv, computer e video games rispetto ai coetanei in sovrappeso.

Sono gli screenagers. Trascorrono un’alta percentuale del loro tempo libero di fronte a uno schermo , hanno un indice di massa corporea preoccupante e sono spesso in sovrappeso. Lo stile di vita sedentario che conducono può portarli all’obesità, con tutti i rischi che ne conseguono, tra cui quello di rimanere obesi anche da adulti.

Altro dato allarmante emerso dalla ricerca è che circa il 15 per cento dei bambini di oggi sono meno in forma di quanto non lo fossero i loro genitori alla stessa età. I radicali cambiamenti nelle abitudini dei più giovani sembrano aver peggiorato la loro condizione fisica. Oltre alla sedentarietà, influiscono le abitudini alimentari, come denunciato dal caso editoriale “Salt, sugar, fat” di Michael Moss, reporter del “New York Times”. Moss punta il dito proprio sull’abuso che le grandi industrie alimentari fanno di questi tre ingredienti, portando anche i consumatori più giovani a diventarne quasi “dipendenti”.

Il fenomeno dell’obesità infantile è un problema serio negli Stati Uniti. Tanto che l’inattività e gli eccessi alimentari sono stati presi di mira da un programma governativo, il President’s Council on Fitness, Sports and Nutrition, nato nel 1956 con l’Amministrazione Eisenhower e potenziato nel corso degli anni fino all’Amministrazione Obama. Il Pcfsn “coinvolge ed educa tutti gli americani ad adottare uno stile di vita salutare che include una regolare attività fisica e una buona alimentazione”.

Il programma è stato di recente affiancato dalla campagna Let’s Move, promossa dalla First Lady Michelle Obama.L’iniziativa, lanciata nel febbraio del 2010, ha fatto registrare dei miglioramenti nei tassi di obesità infantile del Paese. In molti degli stati il tasso si è abbassato dell’1 per cento. Oltre a prevedere più educazione alimentare per i bambini, per le loro famiglie e per le scuole, la campagna cerca di spronare e di abituare all’attività fisica e al movimento quotidiano sin da piccoli e, più in generale, cerca di insegnare ai più giovani ad avere consapevolezza della propria salute fisica.

A fronte del preoccupante trend emerso dallo studio australiano, Kent Sepkowitz, del Daily Beast, propone di allontanare i bambini dalla sedentarietà della vita moderna per riavvicinarli alle abitudini “retrò”: andare a scuola in bici o a piedi e trascorrere il tempo libero al parco e all’aperto. Queste attività purtroppo non sono scontate per tutte le famiglie che, in numero sempre maggiore, vivono e crescono i figli in grandi città, che difficilmente si prestano alle esigenze dei più piccoli.

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