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Home » Esteri

Perché i nostri antenati affetti da autismo sono stati fondamentali per l’evoluzione umana

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La ricerca genetica ha dimostrato infatti che alcuni geni chiave dell'autismo fanno parte del patrimonio genetico condiviso dell'uomo con la scimmia

Quando si pensa a una persona affetta da autismo, subito vengono alla mente una serie di talenti particolari, abilità uniche o una maggiore attenzione ai dettagli. Nonostante le difficoltà generate dai disturbi dello spettro autistico, sono innegabili le competenze e i talenti propri di molte persone che soffrono di questo disturbo.

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Attraverso la ricerca genetica, gli scienziati sono giunti alla conclusione che l’autismo e i tratti autistici riguardano l’essere umano fin dalle sue origini. Alcune ricerche hanno dimostrato che alcuni geni dell’autismo risalgono al nostro antenato comune con la scimmia.

La ricerca ha dimostrato infatti che alcuni geni chiave dell’autismo fanno parte del patrimonio genetico condiviso dell’uomo con la scimmia. Altri geni dell’autismo sono più recenti in termini evolutivi, anche se risalgono comunque a 100 mila anni fa.

La ricerca recente ha dimostrato inoltre che l’autismo è una malattia in buona parte ereditaria. Anche se un terzo dei casi di autismo può essere attribuito alla comparsa casuale di “errori genetici” e mutazioni spontanee, alti tassi di autismo si trovano come tratti comuni ereditari in determinate famiglie.

Secondo alcuni studi scientifici, i nostri antenati autistici hanno giocato un ruolo importante per l’evoluzione umana nei loro gruppi sociali di riferimento, grazie alle loro abilità e ai loro particolari talenti.

Molte persone con autismo hanno capacità di memoria eccezionali, accresciute capacità sensoriali, come la vista, il gusto e l’olfatto e in alcuni contesti, una migliore comprensione dei sistemi naturali come ad esempio il comportamento degli animali. È molto probabile che, secondo gli studiosi, questi individui siano stati di vitale importanza per la sopravvivenza del gruppo.

Secondo alcuni studi, un’ulteriore prova, secondo questa teoria, può essere riscontrata nei tratti in comune tra alcuni grafiti rupestri e alcuni artisti autistici, come nel caso dei dipinti della caverna di Chauvet, nel sud della Francia. Questa grotta contiene alcune delle pitture rupestri figurative meglio conservate al mondo.

I dipinti, risalenti a 30mila anni fa, mostrano eccezionale realismo, capacità di memoria notevole e forte attenzione per i dettagli.

La diversità non è mai stata parte delle nostre ricostruzioni sulle origini umane. È solo in tempi relativamente recenti che alle donne è stato riconosciuto il loro ruolo chiave nel processo evolutivo umano, prima si tendeva a concentrarsi solo sul ruolo degli uomini. Non c’è da meravigliarsi se l’autismo, che è ancora visto come un “disturbo” da parte di alcuni, è considerato in maniera controversa.

E questo è senza dubbio il motivo per cui le argomentazioni a favore del ruolo dell’autismo nell’evoluzione umana sono state sottovalutate a lungo.

Michael Fitzgerald, il primo professore di psichiatria infantile e adolescenziale a specializzarsi in disturbi dello spettro autistico, aveva già affermato in passato che tutta l’evoluzione umana “è stata guidata da persone affette da sindrome Asperger e autismo. La razza umana sarebbe ancora seduta all’interno delle grotte se non fosse stato per loro”.

E senza andare così indietro nel tempo, sono in molti a sostenere che senza quel pizzico di autismo nella nostra società, probabilmente non saremmo dove siamo oggi, riferendosi a scienziati, musicisti, registi, artisti del calibro di Isaac Newton, Albert Einstein, Charles Robert Darwin, Wolfgang Amadeus Mozart, Alfred Joseph Hitchcock, Steven Allan Spielberg o Michelangelo Buonarroti.

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