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La Nigeria vuole costruire un’autostrada che minaccia la vita di un milione di persone

Gli attivisti nigeriani e internazionali si sono mobilitati per ostacolare la costruzione dell'opera e proteggere l'ecosistema dell'intera area

Di TPI
Pubblicato il 27 Set. 2016 alle 19:19 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 21:47
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Immagine di copertina

Non si ferma il progetto di realizzare un’autostrada in Nigeria che minaccia la vita di un milione di persone. Se, per certi versi, il paese africano ha sicuramente un estremo bisogno di significativi miglioramenti sul piano delle infrastrutture e dei mezzi di trasporto stradali, che apporterebbero enormi benefici all’economia, dall’altra c’è la necessità di salvaguardare l’ecosistema. 

La rete stradale di per sé è insufficiente, ma anche il progetto voluto dal governo nigeriano di creare una sorta di super autostrada implica di per sé una radicale trasformazione dell’ambiente e delle aree circostanti. Essa verrà costruita in quello che viene considerato il cuore delle ultime foreste pluviali del continente africano nello stato di Cross River, nel sudest della Nigeria, quasi al confine con il Camerun. 

Il progetto mette così a repentaglio la vita del popolo Ekuri che vive in quelle zone. Questa popolazione dipende dalle terre ancestrali e dalle foreste (che forniscono loro frutta, verdura e altri prodotti, come piante medicinali) che sono al cuore della loro cultura. 

L’autostrada sarà a sei corsie, sarà lunga 250 chilometri e collegherà la città di Bakassi, sulle rive dell’Oceano Atlantico, con il vicino stato di Benue. Ma la sua realizzazione sta incontrando innumerevoli ostacoli. La ragione? Secondo molti attivisti, la sua costruzione avrà delle ripercussioni sull’ambiente e sugli abitanti dell’intera zona. 

Recentemente, un piccolo gruppo di attivisti si è recato nella capitale nigeriana Abuja, per presentare formalmente al presidente Muhammadu Buhari una petizione con oltre 250mila firme raccolte fra i membri della comunità, il cui sostentamento dipende essenzialmente dalle aree forestali che saranno spazzate via per fare largo all’autostrada. 

Ma i funzionari governativi hanno replicato con immediatezza difendendo il progetto e sottolineando come l’autostrada rappresenterà un nuovo corridoio economico, creerà nuovi posti di lavoro, migliorerà l’accesso a tutte quelle aree non collegate da strade. 

Anche il turismo potrebbe ottenere una spinta significativa, poiché la nuova autostrada renderebbe più facile per i visitatori raggiungere la regione. 

Il governatore dello stato di Cross River, Ben Ayade, ha inoltre espresso la speranza che anche gli altri governi nigeriani continuino la realizzazione del progetto all’interno dei loro stati, fino a raggiungere il confine settentrionale della Nigeria con il Ciad. 

Alle proteste degli attivisti locali si sono unite 15 organizzazioni internazionali, tra cui il World Wildlife Fund (Wwf), il World Conservation Society e il Birdlife International. Queste sostengono che se il progetto verrà finanziato e quindi realizzato, 180 comunità perderanno le loro terre e le loro case, perché l’autostrada taglierà di netto tutta quell’area. 

Qui sorgono le aree protette che si caratterizzano per la loro biodiversità, poiché ospitano specie animali e vegetali in via di estinzione: per esempio, nel parco nazionale di Cross River sono stati registrati 16 specie di primati. Complessivamente, il 78 per cento delle specie di primati in Nigeria si trovano all’interno dell’area del parco. 

Esso contiene inoltre circa 950 specie di farfalle, 610 specie di uccelli (comprese le specie vulnerabili, come il pappagallo grigio e specie insolite, come il cuculo dalla coda lunga e 42 specie di serpenti.

Nonostante la rigidità delle istituzioni che non demordono e propendono per la sua realizzazione, le comunità si sono mobilitate con l’intento di creare una consapevolezza condivisa e opporsi così al progetto. Ma fino a oggi, i funzionari statali di Cross River si sono rifiutati di commentare, e nel frattempo le comunità sono in attesa di sapere quale sia il loro destino e quello delle loro terre e delle loro abitazioni. 

Tutto il potere decisionale per frenare l’avanzata di questo progetto è concentrato nelle mani della ministra dell’Ambiente nigeriana, Amina Muhammad. 

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