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Voci dalla Libia: come cambia il panorama dopo Sarraj

Fonti locali spiegano a TPI la direzione politica che prenderà il Paese africano dopo le dimissioni del premier di Tripoli, alla luce degli sviluppi emersi dagli ultimi colloqui tenuti in Marocco, Egitto, Svizzera e Germania

Di Marwa Mohammed
Pubblicato il 8 Ott. 2020 alle 12:42 Aggiornato il 8 Ott. 2020 alle 12:43
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Immagine di copertina
Fayez Al Serraj Credit: Ansa

La forma che prenderà la prossima fase in Libia dipende da molteplici fattori, che saranno tutti sul tavolo dei prossimi negoziati previsti alla metà del mese in Svizzera, da cui potrebbero emergere una serie di novità su chi gestirà i proventi del petrolio, la principale fonte di entrate del Paese. Mentre si accelerano gli sforzi da parte araba e a livello internazionale per spingere le parti libiche al dialogo e raggiungere una soluzione alla crisi, l’attenzione è ora concentrata sulle caratteristiche che assumerà la prossima stagione politica libica, soprattutto dopo le annunciate dimissioni del presidente del Governo di accordo nazionale (Gna), Fayez al Sarraj, che a breve intende cedere i propri poteri al prossimo esecutivo.

A conclusione del secondo round di colloqui tenuto recentemente a Bouznika, in Marocco, le delegazioni della Camera dei Rappresentanti di Tobruk e quella del Consiglio di Stato di Tripoli hanno annunciato il raggiungimento di una serie di “accordi completi” per quanto riguarda le istituzioni sovrane, sottolineando come queste intese mirino all’approvazione delle istituzioni costituzionali nel Paese.

Fonti informate all’interno delle parti del dialogo libico, presenti agli incontri in Marocco, hanno riconosciuto il raggiungimento di “alcuni punti di accordo durante i due round di colloqui”. Le stesse fonti hanno sottolineato come le ormai note “sette posizioni sovrane” emerse nel corso dei negoziati siano state trattate sia dal punto di vista geografico che politico tra il Consiglio di Stato di Tripoli e il Parlamento di Tobruk.

Secondo le fonti, le parti libiche hanno convenuto che il governatore della Banca centrale, dove affluiscono i proventi del petrolio, dovrà provenire dalla Libia orientale e il suo vice dall’ovest del Paese.

Tutto questo mentre i partecipanti alla seconda Conferenza di Berlino sulla Libia, tra cui l’Italia, hanno chiesto l’istituzione di una zona smilitarizzata dentro e intorno alla città di Sirte, chiedendo un accordo di cessate il fuoco permanente.

I presenti all’incontro interministeriale sulla Libia svoltosi a margine della 75esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, hanno ribadito il proprio impegno ad attuare quanto emerso dalla prima Conferenza di Berlino, sottolineando l’importanza della produzione e dell’esportazione del petrolio. Inoltre, mentre la tregua sembra reggere, i partecipanti ai colloqui hanno chiesto l’avvio di un processo politico globale in cui siano rappresentate tutte le componenti libiche all’interno del quadro negoziale di Berlino.

Va inoltre ricordato come all’inizio dello scorso mese, le consultazioni tra le parti libiche a Montreux, in Svizzera, abbiano aperto la strada a nuovi progressi, con il raggiungimento di un accordo per svolgere nuove elezioni entro 18 mesi. Alla fine di settembre sono poi iniziati anche i negoziati a Hurghada, in Egitto, tra i rappresentanti militari dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, e il Governo di Accordo Nazionale (Gna) di Tripoli, aprendo la strada a un cessate il fuoco permanente.

Ormai, dopo i negoziati tenuti a Bouznika, Hurghada, Berlino e Montreux, le Nazioni Unite e l’intera comunità internazionale scommettono sulla ripresa del “Dialogo di Ginevra” tra le parti libiche, che dovrebbe svolgersi a metà di questo mese. Intanto, vari resoconti dei media parlano di un possibile spostamento della sede dei colloqui sull’isola di Djerba, in Tunisia, per motivi logistici.

Questo incontro mira al raggiungimento di una serie di nuovi accordi riguardo la forma che prenderanno le nuove autorità libiche.  E’ in programma infatti un negoziato sulla separazione dell’esecutivo dal Consiglio presidenziale, riducendo i membri di questo organismo da 9 a soli 3 membri.

Fathi al Marimi, Consigliere del parlamento libico di Tobruk, ha rivelato a TPI le caratteristiche della fase politica post-Sarraj in Libia, sottolineando come i partecipanti alla sessione di dialogo tra le parti libiche a Ginevra discuteranno la formazione di un nuovo Consiglio presidenziale composto da un presidente e due vice e di un governo guidato da un primo ministro e due vicepremier, negoziando anche un’intesa su diverse altre questioni al fine di consolidare la stabilità nel Paese.

A questa riunione, ha aggiunto il Consigliere del parlamento libico, parteciperanno il Comitato per il dialogo, che rappresenta il parlamento libico, e un altro organismo simile a nome del Consiglio Supremo di Stato, oltre ad alcune figure scelte dalla Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil). “Come previsto, questo incontro sarà decisivo per la scelta di un nuovo Consiglio presidenziale composto da un presidente e due vice e di un governo guidato da un primo ministro e due vicepremier”, ha rivelato Al Marimi.

Inoltre, l’esponente politico libico ha spiegato che il nuovo primo ministro, dopo aver formato il proprio governo, dovrà poi presentarlo in parlamento. “Il parlamento ha una sola sessione a disposizione per approvare il nuovo esecutivo. Nel caso in cui la Camera non lo approvi, si tornerà a discutere in sede di Comitato di dialogo per riunificare le istituzioni libiche e porre fine alla crisi nel Paese, in particolare alle interruzioni di corrente, alla  mancanza di liquidità e ai prezzi troppo elevati per il cibo e i prodotti farmaceutici”.

Al Marimi ha sottolineato come l’obiettivo dei colloqui consista tutto sommato nell’adottare le disposizioni necessarie in vista delle prossime elezioni presidenziali e parlamentari per raggiungere la stabilizzazione del Paese.

Secondo il Consigliere del parlamento libico, alla fine di questo percorso dovrebbe cominciare la fase di riconciliazione tra i libici, con vari accordi vincolanti volti a consolidare la stabilità, portando “al consolidamento delle istituzioni e dello Stato di diritto, in modo da porre fine alla crisi e riportare la Libia tra i Paesi che svolgono un ruolo importante nel rispetto della Carta delle Nazioni Unite e nell’ambito della Lega araba e dell’Unione africana”.

Da parte sua, Ahmed Lenki, membro del Consiglio di Stato libico, ha affermato che quanto concordato tra la Camera dei rappresentanti di Tobruk e il Consiglio di Stato di Tripoli a Bouznika costituisce un passo molto importante per la riunificazione delle istituzioni statali.

In una dichiarazione alla stampa, l’esponente politico libico ha aggiunto che gli incontri di Ginevra saranno davvero molto importanti perché avranno proprio l’obiettivo di riunificare le istituzioni statali e rivedere la composizione del Consiglio presidenziale in un formato composto da un presidente e due vice, affidando a una figura di rilievo nazionale la creazione di un governo separato dal Consiglio.

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