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I pescatori sequestrati in Libia verranno processati da un tribunale militare di Bengasi a ottobre

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 28 Set. 2020 alle 16:31 Aggiornato il 28 Set. 2020 alle 16:31
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Si arricchisce di nuovi sviluppi il caso dei pescatori italiani fermati dai militari di Kalifa Haftar lo scorso primo settembre a largo della Libia e tenuti in ostaggio delle milizie del generale da oltre 27 giorni. Secondo quanto riportato dal generale Mohamed al Wershafani dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) all’agenzia Nova, i pescatori verranno processati da un tribunale militare di Bengasi nel mese di ottobre. Al Wershafani ha precisato che l’accusa è di ingresso e pesca in acque libiche senza previa autorizzazione. Nei giorni scorsi sono comparse su alcune testate online libiche foto di panetti di droga rinvenuti, secondo questi ultimi, sui pescherecci italiani Antartide e Medinea. Cosa questa definita inventata dagli armatori e dai familiari dei marittimi. Infatti non figura, per ora, l’accusa relativa al sospetto traffico di sostanze stupefacenti.

La scorsa settimana, fonti della Procura di Bengasi avevano riferito ad “Agenzia Nova” che i pescatori italiani fermati dalle autorità dell’est della Libia si trovavano ancora “agli arresti domiciliari e non sono stati trasferiti in carcere, in attesa della formulazione dei capi di accusa e la definizione del procedimento penale”.

“Dopo 26 giorni non abbiamo ancora alcuna notizia sul rilascio dei due motopescherecci di Mazara del Vallo, sequestrati dalle autorità libiche il primo settembre. Non è assolutamente tollerabile questo silenzio da parte del ministero degli Esteri”. Lo scrive, in una nota, il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci.

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