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Mozambico, la testimonianza da Beira: “Dopo il ciclone, il colera” | Audio

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La situazione in Mozambico è drammatica: il ciclone Idai, oltre a causare centinaia di morti, ha completamente cancellato tutte le infrastrutture, molte strade sono impraticabili e la copertura delle informazioni è insufficiente. In questo caos, identificare un potenziale caso di colera (“in un paese dove è endemico”) è diventato sempre più complicato.

Ivan Alejandro Pulido Tarquino, epidemiologo di Medici Senza Frontiere impegnato nella risposta all’emergenza, ha raccontato come stanno le cose tramite una telefonata in italiano.

“Dal momento in cui è stato dichiarato il colera a Beira, si sono attivati subito dei meccanismi di controllo e sono stati costruiti centri di trattamento d’urgenza per pazienti che si presentano con sintomi riconducibili alla malattia – le sue parole -. La risposta delle autorità sanitarie cerca di essere armonica, ma ci sono molte difficoltà perché molti centri non sono in condizioni di dare una risposta sufficiente per il numero di pazienti che si presentano ogni giorno”.

“In un paese dove il colera è endemico – ha proseguito -, è sufficiente un caso confermato tramite analisi di laboratorio per dichiarare ufficialmente l’epidemia. In un centro di trattamento d’urgenza sono stati confermati 130 casi di cui 5 morti fino a oggi, ma la copertura di informazioni al momento è ancora insufficiente, perché molte strade sono impraticabili e il sistema stesso di notificazione dei casi è stato gravemente colpito. Non ci sono risorse umane, i registri sono stati rovinati dalla pioggia e dalle acque, i centri stessi sono senza stanze perché non ci sono più tetti, non ci sono pareti né finestre”.

Poi ancora: “Il colera è una malattia trasmessa attraverso l’acqua contaminata dalle feci, provoca diarrea e disidratazione grave e può condurre alla morte se non è presa in tempo. Intervenendo per tempo e secondo i dovuti protocolli, invece, può essere curata senza particolare difficoltà. L’importante poi è riuscire a prevenire la malattia attraverso la vaccinazione e questo è l’intervento più importante che richiede più mezzi a livello di logistica e risorse umane”.

“Il rischio più grande è dovuto al fatto che il ciclone Idai ha completamente cancellato tutte le infrastrutture – ha precisato -, parlo di ospedali, centri sanitari, scuole, case, sistema idrico di distribuzione dell’energia, le strade. Questo vuol dire che nel momento in cui si può identificare un potenziale caso di colera non sempre l’intervento può essere immediato”.

“In questo momento il rischio di un’epidemia massiccia è molto più alto a causa di queste particolari condizioni. A Beira è in corso un’epidemia di colera in un’area che ha sofferto un disastro”, ha concluso.

Come aiutare? È possibile sostenere le attività Medici Senza Frontiere per le popolazioni colpite dal ciclone attraverso il nostro Fondo Emergenze sul sito: www.msf.it/ciclone

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