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Home » Esteri

Il monitoraggio dell’attività vulcanica può diventare una risorsa per l’Etiopia

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Nella regione dell’Africa orientale sono presenti in tutto 100 vulcani che sono stati attivi nell’arco degli ultimi 10mila anni. Questa parte del continente si sta lentamente disgregando a una velocità inferiore a quella con cui crescono le unghie umane, e i dirupi lungo il profondo lago Tanganica sono il risultato di questa lenta diffusione, ma prima che il distacco sia definitivo è previsto che passino ancora milioni di anni.

Questo processo di disgregazione continentale è fortemente associato ai vulcani perché, quando si verificano questi grandi spostamenti della crosta terrestre, la roccia fusa emerge dagli strati più interni del globo emergono in direzione della superficie, formando i vulcani. Attualmente la maggior parte dei vulcani dell’Africa orientale sono dormienti, ma in futuro potrebbero riprendere l’attività.

Circa il 25 per cento di questi vulcani ha avuto eruzioni negli ultimi 100 anni, e non sono da escludere nuove eruzioni nei prossimi decenni. Quando queste eruzioni hanno luogo può capitare che ci siano dei segnali ad anticiparle, come avvenuto nel caso del Nabro, un vulcano al confine tra Eritrea ed Etiopia che eruttò sette anni fa.

All’epoca, tuttavia,in Eritrea non esisteva un servizio di monitoraggio vulcanico e l’eruzione fu osservata prima di tutto dagli scienziati internazionali dallo spazio. L’eruzione uccise sette persone e distrusse le abitazioni di altre 12mila, oltre a creare problemi per giorni al traffico aereo dell’area.

RiftVolc è un gruppo di scienziati del Regno Unito e dell’Etiopia che, proprio per evitare episodi come quello del Nabro, monitora i vulcani meno conosciuti, anche nei luoghi più remoti, in un raggio di circa 300 chilometri che copre circa il 15 per cento dei vulcani del’Africa orientale.

Il lavoro fatto da organizzazioni come questa riesce a limitare i danni di catastrofi naturali e, oltre a questo, porta altri benefici per ragioni completamente diverse. In questo modo sono infatti stati individuati lungo diverse aree della Rift Valley etiope un gran numero di gas e fluidi vulcanici caldi, molti dei quali possono essere utilizzati come sorgenti termali per creare un’industria fatta di resort e spa.

Non è questa però l’unico possibile modo per utilizzare queste risorse. I fluidi vulcanici possono ad esempio trasformare le rocce in argilla, servendo come materia prima eccellente per la ceramica.

L’alta concentrazione di vulcani attivi nella zona del Rift offre inoltre una grande opportunità di sviluppo dell’energia geotermica, perforando in profondità per generare energia dalla terra e creare elettricità: investimenti significativi nello sviluppo di questa energia su vulcani inattivi potrebbe fare dell’Etiopia un colosso energetico regionale.

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