Neanche il Covid ferma la mattanza di balene e delfini: alle Isole Faroe è ricominciata la Grindadrap

Di Giulia Angeletti
Pubblicato il 23 Lug. 2020 alle 17:28
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Immagine di copertina

Nemmeno l’epidemia da Coronavirus è riuscita a fermare la mattanza di balene e delfini che, ogni anno, si tiene tradizionalmente nelle isole Faroe danesi. La sanguinosa pratica, chiamata Grindadrap, è una battuta di caccia che il capitano Paul Watson, fondatore e presidente dell’ong Sea Sheperd specializzata in difesa e conservazione della fauna marina, ha definito come “un massacro ritualizzato”.

“Nonostante una pandemia globale – ha scritto Watson su Facebook – gli psicopatici assetati di sangue nelle Isole Faroe danesi continuano le loro spietate uccisioni in serie. Con il mondo sull’orlo del collasso ecologico, combattendo una pandemia globale e affrontando un futuro incerto a causa di cambiamenti climatici imprevedibili, gli ignoranti e gli arroganti in questo territorio danese non stanno lasciando che le realtà ecologiche rovinino la loro orribile ossessione per l’omicidio sadico”. Parole molto dure che accompagnano una fotografia che mostra tutto l’orrore della Grindadrap, letteralmente “uccisione della balena”: nell’immagine è possibile vedere gli animali, già a rischio estinzione, che vengono spinti dove l’acqua è più bassa per poi essere infilzati, tanto che l’acqua dell’oceano si tinge del rosso del loro sangue. Il numero di esemplari che rimangono vittime della crudele mattanza è altissimo: solo negli ultimi giorni sono state uccise oltre 252 balene pilota a pinne lunghe e 35 delfini bianchi dell’Atlantico. Secondo il presidente di Sea Shepherd, però, il numero sarebbe molto più alto.

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