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La marcia per i diritti gay a Cuba

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Lo scorso 9 maggio oltre mille persone sono scese in piazza all'Avana per chiedere maggiori diritti per gli omosessuali

Lo scorso 9 maggio, più di mille persone appartenenti alla comunità LGBT di Cuba si sono riversate nelle strade dell’Avana, per protestare contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale.

È l’ottavo anno consecutivo che la capitale cubana ospita la marcia contro l’omofobia e la transfobia; la manifestazione di quest’anno tuttavia, ha avuto una risonanza maggiore rispetto alle edizioni passate. Venti coppie infatti, hanno preso parte al Celebration of Love, una cerimonia simbolica in cui i partecipanti si sono scambiati i voti matrimoniali, in uno Stato che a tutt’oggi considera illegale il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Esponenti del clero cubano e non solo, si sono uniti alla cerimonia, il cui svolgimento si è ispirato a una manifestazione simile, il World Pride event, tenutasi a Toronto nel giugno 2014, nel corso della quale più di cento coppie si sono sposate.

Il reverendo LaRade, arcivescovo della Chiesa cattolica eucaristica del Canada, ha partecipato alle manifestazioni all’Avana di quest’anno, officiando parte dei matrimoni simbolici. “Considero queste unioni, come delle unioni sacre”, ha dichiarato al quotidiano cubano Havana Times. Il gruppo religioso dell’arcivescovo si considera appartenente al ramo cattolico, sebbene non sia ma stato riconosciuto come tale dal Vaticano.

Per un giorno, sotto il ritmo dei tamburi e avvolta nei colori delle bandiere arcobaleno, la comunità gay di Cuba ha potuto mostrare il suo vero volto, senza il timore di essere malgiudicata.

“La nostre famiglie ci accettano per quello che siamo, ma la società no”, racconta Raul Orta all’agenzia Reuters. Raul è legato da tredici anni allo stesso compagno, Yaimel Medina: tuttavia, afferma Orta “Se uno di noi morisse, l’altro perderebbe tutto. Non è giusto”.

Per i cubani che vivono nei centri provinciali, marciare all’Avana è stato ancora più liberatorio. “Chi vive in provincia, può solo sognare un evento come questo ”, sostiene Raiza Marmol, una delle manifestanti. “È un’opportunità unica per mostraci per quello che siamo, senza doverci nascondere”.

Il trattamento discriminatorio dei gay durante il periodo della rivoluzione del 1959, si era spinto fino a relegare chi era omosessuale all’interno di campi di lavoro forzato, volti a correggere quella che veniva considerata una vera e propria deviazione. Un’ingiustizia, riconosciuta successivamente come tale dallo stesso Fidel Castro, nel 2010.

Ora il lento processo verso la legalizzazione dei matrimoni gay, sta avvenendo sotto la guida di Mariela Castro, figlia dell’attuale presidente Raul Castro. In quanto membro nell’Assemblea Nazionale e capo del National Center for Sex Education, Mariela ha votato contro una legge che proibiva la discriminazione in base all’orientamento sessuale, ma che non estendeva il divieto alle discriminazioni basate sull’identità di genere.

Mentre nei Paesi vicini dell’America Latina,come l’Argentina e l’Uruguay, i matrimoni gay sono già stati legalizzati, a Cuba questo risultato sembra ancora molto lontano.
Mariela Castro però, ha dichiarato che ciò che conta per Cuba “Non è essere i primi. È arrivare all’obiettivo”.

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