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Il piano segreto dell’URSS per mappare tutto il mondo

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Un libro illustra il progetto segreto dell'Unione Sovietica di realizzare una mappatura dettagliata dell'intero pianeta, una sorta di "Wikipedia pre-digitale"

Spionaggio e programmi nascosti erano la norma negli anni della Guerra Fredda, e molti dei piani architettati durante quegli anni risultano ancora oggi sconosciuti al pubblico. Di recente, però, è stato reso noto un progetto segreto dell’Unione Sovietica che oggi, ai tempi di Google Maps, potrebbe sembrare completamente superfluo, ma che all’epoca era a dir poco ambizioso: mappare l’intero pianeta, città per città, edificio per edificio.

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Le cartine realizzate in questo progetto sono estremamente dettagliate. Nelle mappe dell’Afghanistan sono illustrati, per ogni zona montana, i periodi di neve, in quelle della Cina ci sono note sulla vegetazione locale e sulla potabilità dell’acqua di fiumi e cascate.

John Davies ed Alexander Kent, britannico appassionato di mappe il primo e neozelandese professore universitario il secondo, hanno studiato questa serie cartografica sovietica e ne hanno tratto il libro The Red Atlas, in cui è illustrato il progetto.

Secondo quanto viene riportato nel libro, l’URSS ha iniziato la sua opera di mappatura mondiale negli anni Quaranta, arrivando a realizzare una dettagliata cartografia dell’intero pianeta, divisa in numerosi pannelli, e realizzando cartine sofisticate delle principali città. È impossibile sapere quante persone siano state coinvolte per la realizzazione dell’ambizioso progetto, ma è probabile che vi abbiano partecipato cartografi, informatori e spie.

Queste mappe erano, durante la Guerra Fredda, documenti classificati, e per questa ragione accessibili solo a militari o alti funzionari. Oltre la Cortina di Ferro, infatti, le mappe non erano molto facili da reperire e spesso contenevano volutamente errori.

Secondo Davies e Kent, autori del libro, l’opera di mappatura messa in piedi dall’URSS rappresenta non solo un grande lavoro cartografico, ma una “Wikipedia pre-digitale” per l’ampio numero di informazioni contenute al suo interno.

Non si conosce però la ragione per cui l’URSS abbia voluto realizzare queste mappe. Secondo Davies e Kent non si tratterebbe di una “guida” per l’invasione dell’Occidente, come potrebbe far pensare la grande attenzione dedicata alle infrastrutture delle città.

Il grado di dettaglio delle mappe è molto elevato e lascia l’interrogativo su come i sovietici abbiano potuto ottenere informazioni tanto precise. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, molti dati potrebbero essere stati ottenuti da mappe facilmente fruibili già all’epoca, come quella dello US Geologica Survey (USGS). Tuttavia, se confrontiamo la mappa sovietica della città californiana di San Diego con quella dell’USGS, vediamo che la prima è estremamente più dettagliata.

Nell’immagine: il confronto tra la mappa sovietica di San Diego e quella dello USGS

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