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Migliaia di persone hanno manifestato a Londra contro la Brexit

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Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza a Londra contro la Brexit. Credit: Reuters

Il corteo, che secondo gli organizzatori ha raggiunto le 50mila adesioni, ha chiesto al governo britannico di rinunciare all'uscita dall'Unione europea

Migliaia di britannici e non si sono radunati a Londra per manifestare contro il governo britannico e hanno chiesto alla prima ministra Theresa May di rinunciare all’uscita dall’Unione europea.

I dimostranti, con in mano cartelli con scritte come “Exit from Brexit” – usciamo dalla Brexit – hanno marciato per le strade della capitale britannica fino al parlamento di Westminster.

Qui, nella giornata del 7 settembre, è andata in scena la seconda lettura del “Great Repeal bill”, il disegno di legge presentato alla Camera dei comuni dal governo di Sua Maestà per “trasformare” le norme di diritto comunitario in leggi britanniche.

Questo provvedimento permetterà di risolvere questioni di carattere legislativo durante l’uscita del Regno dall’Unione europea.

Molti manifestanti vestivano i colori della bandiera europea, il blu e il giallo e hanno ascoltato l’intervento di alcuni parlamentari di diversi schieramenti politici, contrari all’uscita del Regno Unito dall’Unione europea

Tra questi c’erano i liberal-democratici Sir Vince Cable e Sir Ed Davey. “Da quando sono iniziati i negoziati per la Brexit con Bruxelles, provo solo imbarazzo”, ha detto Davey.

“Imbarazzo per tutto il paese”, ha aggiunto l’ex segretario di Stato per l’Energia e la lotta al Cambiamento climatico.

Alla manifestazione era presente anche la parlamentare conservatrice, la Baronessa Patience Wheatcroft, esponente dell’ala del partito di Theresa May contraria all’uscita del Regno Unito dall’Unione.

“Dobbiamo fermare la Brexit, da quando abbiamo aderito all’Unione europea, abbiamo vissuto un periodo di pace e prosperità senza precedenti”, ha detto la Wheatcroft.

“Non è antidemocratico cercare di persuadere l’elettorato a ripensare la Brexit, è la democrazia che funziona così”.

I timori dei manifestanti riguardano in particolare cosa accadrà dopo l’uscita del Regno dall’Unione.

Il governo ha confermato che dopo la Brexit Londra ritirerà per esempio la propria partecipazione alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e che l’accordo europeo sui diritti dell’essere umano non sarà convertito in legge.

Secondo Downing Street, la carta era “solo un elemento dell’architettura legale a protezione dei diritti umani nel Regno Unito” e che non ha intenzione di uscire dalla Convenzione europea sui diritti dell’essere umano, un accordo separato che non ha nulla a che vedere con la partecipazione all’Unione europea.

Anche i poteri che il nuovo disegno di legge, il “Great Repeal bill”, intende attribuire al governo di Londra sono una fonte di preoccupazione per le opposizioni.

I laburisti pensano che questo disegno di legge intende dare al governo poteri che spettano solo al parlamento o alle amministrazioni locali, create con la devolution dall’esecutivo Blair alla fine degli anni Novanta.

Anche il Partito liberal democratico si oppone a queste misure. “Il governo sta giocando con il fuoco”, ha detto Tim Farron, parlamentare lib-dem e fino al luglio 2017 leader del partito.

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