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Il manga razzista contro i rifugiati

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La disegnatrice giapponese Toshiko Hasumi ha modificato una foto di Save the Children con i suoi disegni per attaccare i migranti

Nel mese di settembre 2015 la disegnatrice di manga Toshiko Hasumi ha postato su Facebook un disegno di una bambina con i capelli castani di circa sei anni. Sullo sfondo una scritta in giapponese dice: “Voglio vivere una vita sicura e pulita, mangiare cibo gustoso, uscire, indossare bei vestiti, e fare una vita lussuosa… il tutto alle spese di qualcun altro”. Il testo continua dicendo “Ho un’idea. Perché non diventare una rifugiata?”.

Per la sua accusa razzista, questa frase ha suscitato grande scandalo prima in Giappone e poi in tutto il mondo. Su Change.org – una piattaforma on-line che raccoglie petizioni – un account chiamato Don’t Allow Racism Group ha lanciato una petizione per rimuovere da Facebook l’immagine che insulterebbe i rifugiati siriani. Attualmente sono già state raccolte circa 10mila firme. Facebook non avrebbe ancora eliminato il disegno dal social network perché non vìola le linee guida della piattaforma online.

L’artista, che già in altre occasioni si era scagliata contro gli immigrati coreani presenti in Giappone, si difende dicendo che a lanciare la petizione sarebbero stati degli attivisti di sinistra. Ma, in seguito alle proteste, mercoledì 2 ottobre 2015, Toshiko Hasumi ha rimosso l’immagine dal suo profilo. In Giappone, uno dei paesi etnicamente più omogenei al mondo, la questione dell’immigrazione è al centro di forti dibattiti. Nonostante l’invecchiamento della popolazione sia un problema molto serio, rimangono molte correnti ostili agli immigrati che arrivano nel Paese. Per questo motivo il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha promesso di donare 810mila dollari per aiutare i rifugiati siriani e iracheni, ma si è rifiutato di accoglierli nel Paese.

(Nella foto: la bambina siriana da cui ha preso spunto la disegnatrice giapponese Toshiko Hasumi per il suo manga razzista contro i rifugiati. Credit: Jonathan Hyams)

È stata molto criticata anche la forte somiglianza della figura realizzata dalla disegnatrice con una bambina di un campo di rifugiati libanese raffigurata in una foto del fotografo Jonathan Hyams per l’organizzazione non governativa Save the Children. L’artista si difende dicendo che nel suo schizzo “Non menzionava alcuna razza o nazionalità nello specifico”, anche se la provocazione era voluta e dichiara che “Le persone che si impegnano non dovrebbero soffrire per quei falsi immigrati”. Mentre il fotografo autore dello scatto originale si è indignato e ha scritto su Twitter: “Nessuno avrebbe scelto di usare un’immagine di un bambino innocente per esprimere un pregiudizio così perverso”.

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