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Home » Esteri

Le donne siriane bruciano il velo integrale come segno di liberazione dall’Isis

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L'atto è stato compiuto dopo che la città di Manbij è stata liberata dall'assedio dei miliziani del sedicente Stato islamico

Ancora una volta un semplice gesto come quello compiuto da alcune donne siriane liberatesi dal niqab, ossia dal velo integrale, non è passato inosservato. Stavolta la scena è stata ripresa nella città siriana di Manbij, a nord di Aleppo, appena sgomberata dall’assedio dell’Isis dopo un’offensiva da parte delle forze governative durata a lungo. 

Non è la prima volta che questo accade. Nel mese di giugno, una giovane donna residente in un piccolo villaggio della Siria aveva compiuto il medesimo gesto, liberandosi del niqab e gettandolo a terra, come segno di liberazione dalle rigide norme in fatto di abbigliamento imposte sotto il controllo del sedicente Stato islamico.

Al di là delle svariate interpretazioni che si potrebbero attribuire a quest’azione, c’è da considerare anche un altro aspetto. Molte donne arabe in Siria hanno sempre scelto di indossare l’hijab, ovvero il semplice velo che copre loro soltanto il capo. Tuttavia, nelle aree sotto il controllo dell’Isis anche le regole circa l’abbigliamento femminile sono cambiate in maniera radicale, imponendo così alle donne l’uso obbligatorio del velo integrale. 

Pertanto svestirsi del niqab, gettarlo a terra e darlo alle fiamme è diventato per molte donne siriane costrette a vivere sotto il sedicente Stato islamico un atto di coraggio. 

Il video diffuso dall’agenzia di stampa locale curda Anha mostra un gruppo di donne e bambini che festeggiano e applaudono mentre una di loro tiene in mano un abito nero e con un accendino gli da fuoco. 


La città di Manbij si trova in una posizione geografica strategica poiché dista circa 40 chilometri dalla Turchia e questo ha permesso ai miliziani dell’Isis di sfruttarla come via di accesso privilegiata per il trasporto di rifornimenti e combattenti oltre il confine. Nell’ultimo periodo, la città siriana era diventata uno snodo importante per il traffico di manufatti antichi saccheggiati dai siti archeologici, trafugati in gran parte da Palmyra.

Dopo la recente offensiva lanciata dalle cosiddette Forze democratiche siriane (SDF) – una coalizione di gruppi armati tra cui i miliziani curdi dell’Ypg e una branca dell’Esercito libero siriano – con il supporto delle forze d’aviazione americane, circa il 70 per cento della città siriana di Manbij è stata strappata al controllo dell’Isis, costretta a ripiegare verso il centro storico della città.

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