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Secondo un rapporto Onu vi è un possibile legame tra governo libico e trafficanti di migranti

Di Laura Melissari
Pubblicato il 6 Feb. 2018 alle 11:56 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 09:18
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Immagine di copertina

Aumento della tratta degli esseri umani in Libia e possibile legame tra le autorità del governo libico internazionalmente riconosciuto e i trafficanti. A sostenerlo è un documento confidenziale di 157 pagine, presentato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

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Le forze libiche stanno aiutando i gruppi ribelli a controllare le rotte migratorie interne al paese, secondo quanto sostengono gli esperti delle Nazioni Unite.

Il documento diffuso dall’agenzia di stampa Afp, rileva anche i tentativi dell’Isis di avvicinarsi ai trafficanti di migranti nel sud della Libia dopo la cacciata del gruppo terroristico dalla città di Sirte, 450 km a est della capitale Tripoli, avvenuta nel 2016.

“La tratta di esseri umani è in aumento in Libia, con gravi violazioni dei diritti umani”, si legge nel documento.

Non si esclude un possibile utilizzo di strutture e fondi statali da parte di gruppi armati e trafficanti per rafforzare il loro controllo sulle rotte migratorie, secondo l’Onu.

Il rapporto cita anche diversi casi di migranti arrestati da agenti libici prima di essere consegnati, dietro pagamento, ad alcuni trafficanti di esseri umani. Dalla caduta dell’ex dittatore Muammar Gheddafi, avvenuta nel 2011, il paese è infatti diventato il principale punto di partenza per i migranti intenzionati a raggiungere le coste europee, in particolare quelle italiane.

Negli scorsi mesi, un’inchiesta della Cnn aveva rivelato le condizioni schiavili a cui sono sottoposti i migranti rimasti bloccati in Libia a seguito degli accordi conclusi al fine di fermare gli sbarchi da parte del governo italiano e delle istituzioni europee con le autorità locali.

Grazie ai fondi forniti dai paesi europei, le autorità libiche hanno creato un dipartimento di 5.000 dipendenti per combattere l’immigrazione illegale, il DCIM, il cui mandato è quello di supervisionare i 24 centri di detenzione ufficiali presenti nel paese nord africano, dove sono trattenuti i migranti.

“Secondo le agenzie internazionali, il DCIM non ha alcun controllo sui centri di detenzione”, afferma il rapporto degli esperti delle Nazioni Unite. Citato nel documento, un funzionario libico riconosce che “i gruppi armati sono più forti delle autorità nella gestione del flusso di migranti”.

Inoltre, secondo l’Onu, il sedicente Stato Islamico “continua a operare nella Libia centrale e meridionale” e ha inviato nel sud del paese diversi rappresentanti con “molto denaro” per stabilire contatti anche con i trafficanti di esseri umani.

Il paese si trova da anni nel mezzo di una guerra civile combattuta da diverse fazioni con l’aiuto di decine di milizie armate. “Una soluzione politica in Libia a breve termine è fuori portata”, sostiene il rapporto. “Le dinamiche militari contrastanti e gli ordini del giorno regionali mostrano una mancanza di impegno per una soluzione pacifica”.

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