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In Libia i migranti sono venduti nei mercati di schiavi

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I sopravvissuti alla tratta hanno raccontato la loro esperienza all'organizzazione Iom

Le testimonianze dei migranti che dall’Africa occidentale passano attraverso la Libia per attraversare il Mediterraneo rivelano la presenza di mercati pubblici in cui le persone sono oggetto di scambi commerciali. I sopravvissuti alla tratta hanno raccontato la loro esperienza ai responsabili di un’agenzia riconosciuta dalle Nazioni Unite.

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“Gli ultimi rapporti dei mercati di schiavi possono essere aggiunti a una lunga lista di soprusi in Libia”, ha riferito Mohammed Addiker, capo delle operazioni e delle emergenze dell’organizzazione Iom. “La situazione è disperata. Più Iom si impegna in Libia, più apprendiamo che è una valle di lacrime per troppi migranti”, ha aggiunto. 

La situazione è peggiorata dopo la fine del regime di Muammar Gheddafi e i soggetti più vulnerabili sono i migranti senza soldi e documenti. Un sopravvissuto dal Senegal di 34 anni ha riferito di essere stato trasportato nella città di Sabha dopo aver attraversato il deserto dal Niger in un autobus controllato dai trafficanti. Il gruppo aveva pagato per il viaggio che li avrebbe portati a imbarcarsi verso l’Europa, ma l’autista all’improvviso si è fermato denunciando di non essere stato pagato e mettendo quindi in vendita i passeggeri.

Livia Manante, funzionaria di Iom in Libia, ha raccolto le voci di molte altre persone che confermano storie del genere. I migranti sono spesso detenuti e costretti a lavorare senza paga in attesa di essere venduti. I trafficanti chiedono anche riscatti alle rispettive famiglie. Le somme si aggirano intorno alle 380 sterline.

Giuseppe Loprete, capo della missione dell’organizzazione in Niger ha organizzato il ritorno in patria di circa 1.500 persone nei primi tre mesi del 2017 e ha detto: “È molto chiaro che loro si ritengono trattati come degli schiavi”.

Iom è impegnata nella diffusione di informazioni sulla situazione dei migranti che dall’Africa occidentale vogliono raggiungere l’Europa. Nella maggior parte dei casi l’unica possibilità di raccontare gli orrori è raccogliere le testimonianze di chi è riuscito a tornare indietro dalla Libia dove spesso si consumano abusi superiori a quelli sofferti durante il viaggio. 

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