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Oscar, Leonardo DiCaprio costretto a restituire una statuetta d’oro

L'attore si è trovato inconsapelvomente in un caso giudiziario

Di Rossella Melchionna
Pubblicato il 14 Dic. 2018 alle 07:56 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 02:42
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Immagine di copertina
L'attore Leonardo DiCaprio

Ha dovuto attendere 25 anni, poi finalmente il coronamento della sua straordinaria carriera di attore. Leonardo DiCaprio, nel 2016, ha ottenuto l’Oscar come migliore attore in un film drammatico grazie a Revenant-Redivivo. La statuetta d’oro, però, non è l’unica in casa DiCaprio.

Il produttore americano, che è anche un collezionista, aveva sullo scaffale persino l’Oscar vinto da Marlon Brando in Fronte del porto. Un cimelio che dovrà restituire perché frutto di un riciclaggio di denaro.

La notizia è stata riportata dal New York Times.

La vicenda

Il premio, tra i massimi riconoscimenti nel mondo del cinema, era stato regalato all’interprete de Il grande Gatsby da Jho Low, finanziere 37enne malesiano, che l’aveva comprato per 600mila dollari.

Ma l’Oscar non è stato l’unico dono che DiCaprio ha dovuto rispedire: Low, infatti, tra i vari oggetti gli aveva regalato anche un dipinto di Pablo Picasso.

Le accuse

Il finanziere, che aveva anche prodotto il film The wolf of Wall Street con Leonardo e diretto da Martin Scorsese, è sotto indagine. Le accuse per lui sono quelle di frode: l’uomo avrebbe usato un fondo di investimento del governo della Malesia, il “1Malaysia Development Berhad” o “1MDB”.

Un deposito, con miliardi di dollari provenienti dalle banche, dedicato ai comuni del Paese asiatico. L’obiettivo era quello di investire su progetti come la creazione di centrali elettriche. Che invece, secondo la magistratura, si è trasformato in un “massiccio, spudorato e sfacciato piano di riciclaggio di denaro, in cui miliardi sono stati deviati nei conti bancari di alti funzionari, tra cui l’ex primo ministro Najib Razak, la sua famiglia e soci e il signor Low”.

Il malese è in fuga e, secondo alcune fonti, si troverebbe in Cina.

Il caso giudiziario

“Uno dei più grandi casi di cleptocrazia internazionale che gli Stati Uniti abbiano mai perseguito” ha scritto a riguardo la testata americana.

A Low, in effetti, sono stati sequestrati anche uno yatch di 250 milioni di dollari, un pianoforte trasparente e una tela di Claude Monet. Stessa sorte è toccata a un suo condominio da 31 milioni nel Time Warner Center di Manhattan, l’hotel Viceroy L’Ermitage di Beverly Hills e una villa da 17 milioni e mezzo di dollari, sempre a Beverly Hills.

Intanto Elliott Broidy, uno dei principali finanziatori del presidente americano, Donald Trump, ha confermato di essere stato pagato per fare pressione sull’amministrazione in modo tale da interrompere l’inchiesta. Sul capo dell’uomo, però, non pende alcuna accusa.

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