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Home » Esteri

Quello che è successo a Lahore no, non è normale

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Parliamo di quello che è successo a Lahore. Parliamone tanto. Condanniamo la violenza, sempre e comunque, scrive Sabika Shah Povia

Lahore forse è la mia città preferita in assoluto. Il traffico è peggio di quello romano, la gente guida come neanche un napoletano, le strade sono polverose ma ogni giorno vengono calpestate da quasi 10 milioni di persone. Intere famiglie di cinque o sei persone girano su uno scooter e i bambini giocano a cricket in mezzo alla via.Dietro ad una delle moschee più grandi e importanti del mondo, c’è il quartiere a luci rosse.

Nei mercati si vedono ragazze con addosso jeans e magliette e altre con il shalwar kameez e il velo in testa. Lahore è così. Piena di contraddizioni e piena di vita. Ed è proprio così che resterà. Non sarà un attentato terroristico a far passare la voglia di vivere ai pakistani.

So che molti pensano, “Vabbè tanto in Pakistan queste cose sono all’ordine del giorno” e mi voglio rivolgere proprio a queste persone: non è così. Un attentato di queste dimensioni in una città come Lahore non è “una cosa normale”.

E, sinceramente, se voi siete riusciti ad abituarvi alla morte di alcune persone in alcune parti del mondo, vi invidio assai, perché se c’è una cosa a cui proprio non riesco ad abituarmi io è proprio questa: la morte. Di chiunque, ovunque. Parliamo di quello che è successo a Lahore. Parliamone tanto. Condanniamo la violenza, sempre e comunque.

Dimostriamo che non esistono morti di serie A e di serie B. Dimostriamo che a fare un terrorista non è la sua religione, etnia o origine, che i musulmani stessi sono vittime di questo fanatismo. Per chi mi ha scritto, grazie. La mia famiglia sta bene.

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