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Home » Esteri

Israele smentisce Trump: non si ritirerà dal Libano e sfollerà le zone occupate

Immagine di copertina
Il comandante delle forze armate di Israele (Idf), generale Eyal Zamir, in visita alla cresta di Beaufort in Libano. Credit: IDF/GPO/SIPA / AGF

“Non abbiamo chiesto l'autorizzazione a nessuno per entrare in Libano e non abbiamo bisogno del permesso per restarci”, ha detto il ministro della Difesa Katz. Gli Usa, invece, puntano ad attuare gli accordi siglati con Beirut a Washington. I prossimi negoziati sono previsti a Roma il 14 e 15 luglio

Le forze armate di Israele (Idf) “continueranno a rimanere” nell’area del Libano occupata “fino al disarmo di Hezbollah”, mentre la “zona cuscinetto” stabilita da Tel Aviv, che si estende per circa 620 chilometri quadrati e comprende decine di villaggi, “sarà sgomberata dai suoi abitanti”. L’annuncio è arrivato dal ministro della Difesa di Tel Aviv, Israel Katz, che ha respinto le affermazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, secondo cui Israele si ritirerà dal Paese dei Cedri.
“Ne ho parlato con Bibi (il premier Netanyahu, ndr). Penso che lo faranno. Penso che lo vogliano. Vanno d’accordo con il Libano, stanno firmando degli accordi con il Libano”, aveva detto ieri Trump durante il suo incontro con il leader siriano Ahmed al-Sharaa a margine del vertice Nato ad Ankara, in Turchia, rispondendo a una domanda di un giornalista sul possibile ritiro israeliano. Una prospettiva smentita oggi da Tel Aviv.

L’annuncio israeliano
“Non abbiamo chiesto l’autorizzazione a nessuno per entrare in Libano e non abbiamo bisogno del permesso per restarci”, ha detto oggi Katz. “È nostro diritto e dovere difendere gli abitanti della Galilea e i cittadini israeliani dalle minacce del gruppo terroristico jihadista Hezbollah, che mira a distruggere lo Stato di Israele”, ha aggiunto il ministro della Difesa di Tel Aviv. “Come io e il premier Benjamin Netanyahu abbiamo chiarito, continueremo a rimanere nella zona di sicurezza in Libano e ad agire da lì, se necessario, finché Hezbollah non sarà disarmato in tutto il Libano e la minaccia per gli abitanti del nord non sarà eliminata”, ha continuato. La “zona cuscinetto” israeliana nel Libano meridionale, ha proseguito Katz, “sarà sgomberata dai suoi abitanti” e dalle strutture di Hezbollah, “sia in superficie che nel sottosuolo”. Israele, ha ricordato, ha istituito una “solida zona di sicurezza” nella regione, che si estende dalla costa a ovest “fino alle pendici del monte Hermon a est”, dove si trova il castello crociato di Beaufort.
Dopo la ripresa degli scontri con Hezbollah a seguito della guerra scatenata da Israele e Usa contro l’Iran, Tel Aviv ha istituito una “zona cuscinetto di sicurezza rinforzata”, delimitata da una “linea gialla” tracciata dalle autorità israeliane a circa 10 chilometri a nord del confine con il Libano, superando anche il fiume Litani e la linea Blu stabilita nel 2000 dalle Nazioni Unite. Quest’area comprende 55 città e villaggi, già pesantemente bombardati e più volte sottoposti a ordini di evacuazione da parte delle Idf. Dal 2 marzo scorso ad oggi, secondo il ministero della Salute di Beirut, almeno 4.321 sono state uccise, 12.203 sono rimaste ferite e più di un milione risultano sfollate in Libano a seguito.

L’accordo con gli Usa e Beirut
Malgrado gli annunci di Israele, gli Stati Uniti proseguono l’attuazione dell’accordo quadro trilaterale firmato a fine giugno a Washington tra i rappresentanti di Tel Aviv e Beirut, dando per scontato il ritiro israeliano.
Il secondo dei 14 punti dell’intesa prevede infatti il ripristino “dell’effettiva autorità sovrana su tutto il territorio libanese” da parte dell’esercito di Beirut, “in attesa del disarmo verificato dei gruppi armati non statali e dello smantellamento delle infrastrutture associate, consentendo alle Idf di ritirarsi progressivamente”.
L’ambasciatore statunitense in Libano, Michel Issa, è stato ricevuto questa mattina al palazzo presidenziale della Baabda a Beirut dal presidente Michel Aoun, dove ha rimarcato come il ritiro israeliano dalle “zone pilota” individuate durante i negoziati non deve creare alcun “vuoto”. Gli accordi prevedono lo schieramento dei soldati libanesi in queste aree, contestualmente al ritiro israeliano e allo smantellamento delle strutture di Hezbollah presenti nella zona.
“Sono in corso i preparativi”, ha detto oggi l’ambasciatore americano in Libano, annunciando l’arrivo “a Beirut nei prossimi giorni” di una delegazione militare statunitense per coordinare l’attuazione delle disposizioni dell’accordo. Da parte sua, il presidente Aoun ha sottolineato la necessità di “consolidare il cessate il fuoco nel Libano meridionale e fare pressione su Israele affinché ponga fine alle operazioni militari e rispetti le disposizioni” dell’accordo quadro, esortando Tel Aviv a “cessare i bombardamenti e le operazioni di demolizione” nelle città e nei villaggi occupati. Nella notte e alle prime ore di oggi, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa ufficiale libanese Nna, l’esercito israeliano ha fatto saltare in aria alcune abitazioni ed edifici nelle località di Khiam e Taybeh, nel distretto di Marjeyoun, e in quella di Haddatha del distretto di Bint Jbeil, tutti situati nella cosiddetta “zona cuscinetto”.

I prossimi negoziati a Roma
La diplomazia comunque va avanti, anche se la data di inizio dell’attuazione degli accordi sul campo non è ancora stata fissata. Il prossimo 14 e 15 luglio è previsto infatti un nuovo ciclo di negoziati a Roma, una sede scelta, secondo quanto dichiarato oggi a Beirut dall’ambasciatore statunitense in Libano, Michel Issa, non per motivazioni politiche ma per “ragioni puramente tecniche legate agli spostamenti” delle varie delegazioni.
L’incontro, ha sottolineato Issa, avrà un carattere puramente “organizzativo e operativo” e dovrebbe portare alla creazione di “gruppi di lavoro specializzati, incaricati di attuare gli accordi raggiunti, il che potrebbe richiedere l’intervento di esperti legali o tecnici a seconda delle questioni affrontate”. Non è escluso però che la capitale possa ospitare nuovi colloqui. Altre sessioni, ha precisato l’ambasciatore statunitense in Libano, si terranno “a Roma o in altre capitali”.

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