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Disastro al confine tra Nepal e Tibet: almeno 475 morti e 1.500 dispersi a causa di violente inondazioni

Immagine di copertina
Foto AGF

All'origine della catastrofe il crollo di un ghiacciaio sull'Himalaya: tra i dispersi oltre 500 turisti, molti dei quali pellegrini indù

Almeno 475 persone sono morte e più di 1.500 risultano disperse nella regione montuosa al confine tra il Nepal e la la provincia cinese del Tibet a causa di inondazioni improvvise provocate dal distacco di un ghiacciaio ad alta quota sull’Himalaya.

La catastrofe si è verificata all’alba di giovedì 27 agosto, quando in Italia era ancora notte fonda. La prima ondata di acqua e fango si è riversata prima nel piccolo fiume Lhende Khola e poi nei due fiumi maggiori Bhote Koshi e Trishuli: secondo quanto riportato, il livello dell’acqua del Trishuli è aumentato fino a 9 metri in soli 30 minuti.

In Nepal le zone più colpite sono quelle del distretto di Rasuwa. Oltre confine, in Tibet, fango e detriti hanno colpito il porto di Gyirong, nella regione di Shigatse. Il Trishuli confluisce nel fiume Narayani, che attraversa il confine con lo stato indiano del Bihar, dove è conosciuto come fiume Gandak.

Le immagini diffuse dai media locali e sui social network mostrano case crollate, strade franate, ponti e altre infrastrutture distrutte.

Il Ministero del Turismo nepalese ha dichiarato che tra i dispersi si sono 579 turisti, di cui oltre 400 stranieri, per lo più di nazionalità indiana, statunitense, britannica, australiana e malese. Molti di loro erano pellegrini in visita al Monte Kailash, vetta dell’Himalaya considerata la dimora spirituale del dio indù Shiva.

Inizialmente il crollo del ghiacciaio era stato registrato come un terremoto di magnitudo 4.4. “Ulteriori analisi delle stazioni sismiche vicine, delle onde sismiche a lungo periodo e delle immagini satellitari hanno portato alla conclusione che l’evento sismico fosse in realtà un crollo glaciale e una colata detritica, e che non si fosse verificato alcun terremoto”, ha affermato la US Geological Survey.

Le operazioni di soccorso, in particolare sul versante cinese, sono complicate dalle condizioni meteorologiche incerte e dell’assetto impervio del territorio. La frana che ha colpito la contea di Gyirong, in Tibet, ha uno spessore di quasi 1,5 metri e il suo fronte si estende per 2,5 chilometri dal valico di frontiera. E le autorità meteorologiche prevedono che la pioggia continuerà nei prossimi tre giorni.

L’India sta evacuando i residenti dagli stati confinanti con il Nepal, tra cui Bihar, Uttar Pradesh e Uttarakhand. Le autorità indiane prevedono un innalzamento del livello delle acque nel bacino del fiume Gandak.

L’esercito nepalese ha schierato 2mila militari per le operazioni di ricerca e soccorso via terra e via aria. Finora i militari sono riusciti a mettere in salvo circa un centinaio di persone.

Il Dalai Lama, leader spirituale del Tibet che vive in esilio in India, ha diffuso un messaggio in cui afferma: “Prego per tutti coloro che hanno perso la vita e porgo le mie più sentite condoglianze ai familiari delle vittime e a tutti coloro che sono stati colpiti da questa tragedia. Dato che questa regione ha già subito calamità in passato, questi sono certamente sintomi di una causa sottostante più profonda, che si tratti di cambiamenti climatici o di altri fattori. Spero che, ove possibile, vengano adottate misure di follow-up adeguate per garantire che tali disastri non si ripetano”.

Aiuti umanitari e in denaro in favore delle popolazioni vittima del disastro naturale sono stati mobilitati da Cina, India, Unione europea e Stati Uniti.

Ma il timore è che le inondazioni siano solo all’inizio. Il Centro internazionale per lo Sviluppo integrato delle zone montane ha pubblicato una valutazione dettagliata in cui si mette in guardia circa un potenziale secondo evento alluvionale, causato dai detriti che si sono riversati nei corsi d’acqua.

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