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Home » Esteri

Perché in Honduras vanno avanti gli scontri a due mesi dalle contestate elezioni

Immagine di copertina
Un'immagine degli scontri tra manifestanti e polizia avvenuti il 20 gennaio in Honduras - Afp photo/Orlando Sierra

Solo a dicembre sono state uccise almeno 31 persone e altre 232 sono state ferite dalla polizia e dall'esercito nelle proteste contro il presidente Hernandez

Non cessano le proteste in Honduras a seguito delle contestate elezioni presidenziali del 26 novembre 2017.

Questa notizia puoi leggerla direttamente sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come

Il 20 gennaio l’esercito ha aperto il fuoco sui manifestanti che protestavano, uccidendo un uomo di 60 anni e ferendone gravemente un altro, secondo quanto riferito dall’organizzazione non governativa Cofadeh (Comitato delle Famiglie dei Detenuti e Scomparsi dell’Honduras).

L’uccisione è avvenuta appena fuori dalla città di Saba, circa 210 chilometri a nord est della capitale Tegucigalpa.

I militari hanno sparato gas lacrimogeni e colpi di arma da fuoco contro i manifestanti, armati di pietre.

Alle proteste partecipa anche l’ex presidente honduregno Manuel Zelaya.

Zelaya, in qualità di coordinatore generale dell’Alleanza di opposizione, è uno dei principali organizzatori delle manifestazioni.

Il presidente dell’Alleanza di opposizione Salvador Nasralla insieme ai manifestanti – Afp photo/Orlando Sierra

Sempre il 20 gennaio è stato indetto uno sciopero nazionale di una settimana contro la rielezione del presidente Juan Orlando Hernandez.

“Dobbiamo rimanere nelle strade”, ha detto Zelaya ai giornalisti.

L’Alleanza di opposizione sostiene che ci siano stati dei brogli nelle elezioni presidenziali di fine novembre, con il suo candidato, Salvador Nasralla, che afferma che il Tribunale supremo elettorale (Tse) gli “ha rubato” le elezioni, regalando la vittoria a Hernandez e al suo Partito nazionale.

Nasralla e i suoi sostenitori rifiutano di riconoscere la nomina di Hernandez da parte del Tse, proseguendo le protese e le manifestazioni fino al 27 gennaio, giorno in cui è previsto il giuramento del presidente.

Nasralla e i suoi stanno esortando gli honduregni a non usare i trasporti pubblici, le banche o pagare pedaggi questa settimana, attuando un vero e proprio boicottaggio nazionale, oltre che diverse catene di ristoranti con sede negli Stati Uniti tra cui Wendy’s, Dunkin Donuts, McDonald’s e Denny’s, che sono di proprietà di famiglie vicine ad Hernandez.

Reuters riferisce che 12 persone sono state arrestate solo negli ultimi giorni di proteste, mentre secondo Cofadeh nel mese di dicembre sono state uccise almeno 31 persone e altre 232 sono state ferite per mano della polizia nazionale e dell’esercito.

L’organizzazione afferma inoltre che 1.085 persone sono state vittime di atti “crudeli, inumani e degradanti” da parte delle autorità statali.

“Se ci spostano da un punto, dobbiamo occuparne un altro: dobbiamo essere mobilitati permanentemente per mantenere la pressione e impedire al dittatore di installarsi”, ha detto Zelaya.

La portavoce delle Nazioni Unite Elizabeth Throssell sta sollecitando il governo honduregno, guidato dal presidente Juan Orlando Hernandez, a rispettare le norme internazionali sui diritti umani nei confronti dei manifestanti.

Leggi anche: L’Honduras ha proclamato lo stato di emergenza per le violenze post voto

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