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Home » Esteri

“Esagerava le notizie sugli stupri”: il Parlamento di Kiev licenzia la commissaria per i diritti umani

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“Due ragazze di 12 e 15 anni sono state violentate da razzisti, una bambina di 6 mesi è stata violentata da un russo con un cucchiaino”; “i crimini di guerra commessi dai russi sono stati 43mila”. Sono alcune delle informazioni che la commissaria per i diritti umani in Ucraina Lyudmila Denisova ha rilasciato ad agenzie e testate giornalistiche o diffuso sul suo canale Telegram dall’inizio dell’invasione russa del Paese ad oggi. I suoi report sui crimini di guerra sono stati consultati ogni giorno da giornalisti, rappresentanti dei governi esteri e istituzioni europee, che più volte hanno voluto incontrare Denisova affinché descrivesse la situazione. Ma ora il Parlamento di Kiev, con 234 voti favorevoli su 450, l’ha defenestrata con l’accusa di aver esagerato le notizie sulla violazione dei diritti umani da parte dei soldati russi, in particolare quelle relative ai minori e agli stupri. Alcuni dei fatti raccontati da Luydmila si sono rivelati falsi dopo gli accertamenti effettuati dalla procura generale di Kiev, dopo che alcuni giornalisti avevano già denunciato la scarsa professionalità della donna nel fornire informazioni. “Su alcune delle notizie fatte circolare da Denisova ho fatto fare un controllo ai miei giornalisti e non risultatavano vere né erano oggetto di indagini. È un grave danno per l’Ucraina, perché quando diffondi notizie su crimini di guerra non verificate, poi diventa difficile approfondirle”, ha dichiarato la direttrice di Ukrainska Pravda, Sergil Musaeva.

Olga Sovhyria, rappresentante del Parlamento presso la Corte Costituzionale ucraina ed eletta con Servitori del Popolo, il partito di Zelensky che ha votato compatto per il licenziamento di Denisova, ha raccontato a Repubblica che la donna avrebbe “diffuso fatti che sono apparsi molto poco verosimili” e informazioni di cui non si conosce la fonte. Le accuse riguardano anche il modo in cui Denisova ha dato notizia dei presunti crimini di guerra, rivelando dettagli sin troppo intimi e ledendo la privacy e l’integrità delle stesse vittime, tanto che un gruppo di giornalisti lo scorso 25 maggio ha lanciato un appello per chiedere alla donna di modificare il suo stile comunicativo. Nella lettera i cronisti stigmatizzavano le affermazioni di Denisova sui presunti stupri con il cucchiaino sostenendo che i crimini sessuali non potevano essere raccontati con l’obiettivo di suscitare le emozioni del pubblico come se fossero oggetto di cronaca scandalistica, anche perché essendo il suo ufficio una fonte ufficiale le notizie da lei pubblicate acquisivano lo status di informazione ufficiale.

Nella lettera i giornalisti chiedevano a Denisova di pubblicare solo fatti verificati, segnalare quelli per cui erano già in corso procedimenti penali, evitare di dettagliare eccessivamente i fatti e usare una terminologia corretta, curando la privacy delle vittime e non consentendo una loro non voluta identificazione. Alla fine di aprile, denunciando sui social network la presenza di 58 orfani in una chiesa di Kherson, Denisova avrebbe infatti favorito il loro sequestro per mano russa. Quella volta il dettaglio numerico era corretto. “I russi sono stati in grado di trovare la chiesa e portare via quei bambini, di loro ora non sappiamo più niente”, ha raccontato Musaeva. Esagerando una realtà già di per sé drammatica – perché molti crimini di guerra sono stati commessi, gli stupri si sono verificati e centinaia di civili sono stati uccisi dall’esercito di Mosca – la commissaria avrebbe così distolto l’attenzione mediatica dalle vere necessità del Paese. “L’incomprensibile attenzione di Denisova sui dettagli di crimini sessuali innaturali e abusi sui bambini che non era in grado di circostanziare ha fatto male all’Ucraina”, ha osservato un altro parlamentare del partito di Zelensky, Pavlo Frolovo. “La mia rimozione è incostituzionale e viola gli standard internazionali, farò ricorso in tribunale”, è il commento rilasciato da Denisova dopo la sua rimozione con un messaggio diffuso su Telegram.

 

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