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Home » Esteri

Libertà d’azione per l’Aeronautica e incursioni militari nel sud: ecco le condizioni dettate da Netanyahu per la pace tra Israele e Hezbollah in Libano

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Il premier israeliano Benjamin Netanyahu a una riunione del gabinetto di sicurezza del governo dello Stato ebraico. Credit: CHINE NOUVELLE/ SIPA / AGF

Le due richieste, in aperta violazione delle disposizioni della risoluzione n. 1701 delle Nazioni Unite, saranno presentate oggi alle autorità di Beirut dall'inviato speciale degli Stati Uniti Amos Hochstein

Libertà d’azione per l’Aeronautica militare nello spazio aereo libanese e il permesso di condurre “incursioni attive” all’interno del territorio del Paese arabo, soprattutto nel sud al confine con Israele, per impedire a Hezbollah di minacciare il confine con lo Stato ebraico. Sono queste le principali richieste del governo del premier Netanyahu per raggiungere un cessate il fuoco in Libano.

Le due proposte, in aperta violazione della risoluzione n. 1701 delle Nazioni Unite adottata nel 2006 per porre fine alla seconda guerra del Libano, saranno presentate oggi al premier ad interim libanese Najib Mikati e al presidente del Parlamento, Nabih Berri, alleato di Hezbollah, dall’inviato speciale della Casa bianca, Amos Hochstein, in visita diplomatica nella capitale Beirut.

Il documento contenente le proposte israeliane, secondo le indiscrezioni pubblicate dal portale statunitense Axios che cita in proposito due funzionari di Washington e due di Tel Aviv, è stato consegnato la scorsa settimana agli Stati Uniti. Le richieste di Israele sono state elaborate dal ministro per gli Affari strategici Ron Dermer, stretto collaboratore del premier Benjamin Netanyahu, insieme a diversi funzionari ministero della Difesa e delle forze armate dello Stato ebraico (Idf).

Tel Aviv, secondo Axios, “esige” che queste proposte “siano parte di qualsiasi soluzione diplomatica per porre fine alla guerra con Hezbollah”. L’obiettivo di Israele, secondo una fonte citata dal portale statunitense, è “assicurarsi che Hezbollah non si riarmi e non ricostruisca la sua infrastruttura militare nelle aree del Libano meridionale vicine al confine”.

Lo Stato ebraico è perfettamente consapevole che le sue richieste violano la risoluzione n. 1701 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, secondo cui tocca alle forze armate libanesi e alla missione Unifil assicurarsi il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah.

“Stiamo parlando di rafforzare l’applicazione delle misure previste dalla risoluzione n. 1701”, ha spiegato un funzionario israeliano al giornalista di Axios, Barak Ravid. “Il nostro messaggio principale è che se l’esercito libanese e l’Unifil faranno di più, l’Idf farà di meno e viceversa”. Un funzionario statunitense, citato dal portale, ha definito “altamente improbabile” che “il Libano e la comunità internazionale accettino queste condizioni, che comprometterebbero drasticamente la sovranità” di Beirut.

Soltanto ieri il presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri, alleato di Hezbollah, ha dichiarato all’emittente al-Arabiya che la visita dell’inviato Usa, Hochstein, è “l’ultima possibilità prima delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti” per raggiungere una tregua in Libano ma che Beirut respingerà qualsiasi modifica alla risoluzione n. 1701 delle Nazioni Unite.

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