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Home » Esteri

Gaza: avviati i colloqui per la seconda fase della tregua tra Israele e Hamas

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Sfollati tornano nel nord della Striscia di Gaza durante la prima fase della tregua tra Israele e Hamas. Credit: ZUMAPRESS.com / AGF

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato l'invio di una squadra di negoziatori a Doha, in Qatar, alla fine della settimana. Hamas conferma ma accusa Tel Aviv di "eludere e ritardare" l'attuazione dell’intesa sulla questione degli aiuti umanitari

I negoziati per la seconda fase dell’accordo per il cessate il fuoco tra Hamas e Israele nella Striscia di Gaza sono cominciati. L’annuncio arriva su Telegram da parte del portavoce del gruppo terroristico palestinese, Abdul Latif al-Qanou, che al contempo ha accusato Tel Aviv di “eludere e ritardare” l’attuazione dell’intesa sulla questione degli aiuti umanitari al territorio costiero.

“Sono iniziati i colloqui per la seconda fase della tregua”, si legge nella nota firmata dal portavoce di Hamas, che segue di poche ore l’annuncio lanciato da Washington da parte del premier israeliano Benjamin Netanyahu, secondo cui “alla fine della settimana” Tel Aviv invierà una squadra di negoziatori a Doha, capitale del Qatar, proprio per partecipare alle trattative. 

Il gruppo terroristico palestinese ha comunque presentato una serie di rimostranze riguardanti la presunta violazione degli accordi da parte di Israele in tema di per gli sfollati, forniture di aiuti umanitari e sforzi per la ricostruzione. Al-Qanou ha anche accusato Tel Aviv di “ostacolare” i protocolli umanitari inclusi nell’accordo di cessate il fuoco e di “eludere e procrastinare” la loro attuazione. “Gli alloggi e gli aiuti per il nostro popolo sono una questione umanitaria urgente che non può tollerare alcuna elusione o rinvio da parte dell’occupante”, ha affermato.

In base all’accordo di cessate il fuoco, entrato in vigore lo scorso 19 gennaio, i negoziati per la seconda fase della tregua avrebbero dovuto avere inizio a partire dal 16esimo giorno dalla sospensione delle ostilità, ovvero sia ieri. L’obiettivo dei colloqui è rendere permanente il cessate il fuoco e consentire la liberazione di tutti gli ostaggi israeliani rapiti da Hamas ancora in vita.

Intanto ieri il premier di Israele Benjamin Netanyahu è atterrato negli Stati Uniti, dove ha incontrato l’inviato speciale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per il Medio Oriente, Steve Witkoff, mentre oggi il magnate repubblicano riceverà alla Casa Bianca il capo del governo dello Stato ebraico, il primo leader straniero incontrato a Washington dal ritorno al potere del tycoon.

Sul cessate il fuoco a Gaza, il presidente degli Stati Uniti ha ammesso ieri dallo Studio Ovale di non avere “alcuna garanzia” che possa durate, anche se il suo inviato Witkoff si è mostrato più ottimista: “Speriamo di raggiungere una soluzione pacifica a tutto questo”. Intanto, l’esercito israeliano continua ad attaccare l’area di Jenin, nel nord della Cisgiordania occupata, nell’ambito di una vasta operazione lanciata il 21 gennaio scorso.

In proposito il portavoce di Hamas ha giustificato l’attacco compiuto oggi contro un posto di blocco militare israeliano costato la vita a due soldati a Tayasir, un villaggio vicino a Tubas, nel nord della Cisgiordania occupata, definendolo una risposta alla “crescente aggressione” dello Stato ebraico sulla base del “diritto del nostro popolo a difendersi”. La mancanza di responsabilità e il silenzio internazionale, ha aggiunto al-Qanou, hanno incoraggiato le forze israeliane “a commettere una guerra di sterminio in Cisgiordania, simile quella compiuta a Gaza”.

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