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Home » Esteri

L’avvertimento di Mosca: “Gravi conseguenze se Finlandia e Svezia nella Nato”

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La possibile adesione di Finlandia e Svezia alla Nato avrebbe gravi conseguenze militari e politiche e richiederebbe alla Russia di adottare misure di ritorsione. Lo ha affermato il direttore del secondo dipartimento europeo del ministero degli Esteri russo, Sergei Belyayev “È ovvio che la loro adesione all’Alleanza, che è in primo luogo un’organizzazione militare, comporterebbe conseguenze politiche e militari che richiederebbero la necessità di rivedere le relazioni con questi Paesi e adottare misure di ritorsione”, ha affermato Belyayev ad Interfax. È troppo presto per parlare della natura specifica di tali misure”, ha aggiunto.

Nel frattempo, un’esercitazione della Nato è stata programmata proprio in Norvegia per lunedì 14 marzo. Nel Paese la Nato sta inviando 30.000 militari, 200 aerei e 50 imbarcazioni per le esercitazioni Cold Response 2022. Le esercitazioni erano in programma da tempo ma, riporta Bbc, alla luce dell’invasione in Ucraina assumono un valore maggiore anche perché si tengono non lontano dal confine della Russia.

L’articolo 10 del Trattato del Nord Atlantico spiega come nuovi Stati possano entrare a far parte della Nato. I membri possono invitare “previo consenso unanime” qualsiasi altro Stato europeo. Dunque sono possibili veti. È il caso della Turchia che blocca l’ingresso di Cipro a causa delle dispute esistenti da decenni tra i due Paesi. Negli anni ’50, ai membri fondatori si unirono Grecia, Turchia e Germania (inizialmente solo Ovest), nel 1982 entrò la Spagna mentre nel 1997 furono invitati 3 Paesi dell’ex blocco comunista: Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca. Dal 1999 è stata ufficializzata la procedura per i nuovi ingressi: il Piano d’azione per l’adesione (MAP). Nel 2004 si è completato il processo di adesione di altri 7 Paesi ex sovietici: Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia. Due anni dopo sono entrate nella NATO anche Albania e Croazia. Gli ultimi ingressi sono stati nel 2017 il Montenegro e nel 2020 la Macedonia del Nord.

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